Non-fungible tokens: cosa sono e cosa potrebbero diventare in futuro

I Non-fungible tokens sono un trend digitale che sta creando non pochi dibattiti nel mondo dell’ hi-tech e dell’innovazione. Cosa sono?

Logo dei Non-fungible tokens

I NFT (acronimo appunto di Non-fungible tokens) sono pacchetti di informazioni che rappresentano un oggetto fisico o digitale (un file di un video, di un’immagine o altri contenuti affini) con la certificazione della sua origine e della proprietà intellettuale.

Questi tokens vengono definiti “non fungibili” perché sono unici e non possono essere sostituiti, ma allo stesso tempo esiste la possibilità di venderli in cambio di denaro. Per quanto riguarda i diritti di proprietà del bene, invece, possono essere diversificati e frazionati tra più utenti (soggetti giuridici).

Un processo che é in un certo senso “garantito” dall’ormai nota tecnologia blockchain prevista dalla criptovaluta Ethereum. Questa cripto, d’altra parte come tutte le altre, supporta lo standard per la gestione delle informazioni utili per lo scambio dei token.

Entrando nel merito, funziona in questo modo: sul registro vengono collocate informazioni che non sarà possibile alterare, come per esempio l’autore, l’ora in cui è stato creato il file, le dimensioni, la tiratura, le transazioni precedenti con il prezzo e i compratori.

I Non-fungible tokens, bolla o nuova frontiera per i digital creators?

immagine del logo dei Non-fungible tokens

Notizia di pochi giorni fa era stata quella di Jack Dorsey, fonder e CEO di Twitter, che ha deciso di mettere all’asta il suo primo tweet (che é anche il primo tweet nella storia della piattaforma) proprio sottoforma di Non-fungible tokens. In pochi giorni, il tweet – un vero e proprio prodotto digitaleha raggiunto il valore di 2,5 milioni di dollari.

Una scelta che, in realtà, é arrivata dopo alcune decisioni analoghe arrivate da parte di altri personaggi pubblici e investitori celebri. La prima implementazione di questi token è avvenuta infatti nel 2017 con il gioco CryptoKitties, che permetteva la compravendita di gattini virtuali. La piattaforma ha registrato un grande successo e ha iniziato a bussare alla porta di Ethereum, creando problemi alla sua rete. Un passo decisivo é stato fatto però solo lo scorso gennaio, quando una clip di LeBron James è stata venduta per 100.000 dollari.

immagine del Non-fungible tokens di LeBron James

In generale, vengono vendute tante creazioni digitali tra cui opere d’arte, ma anche figurine digitali, brani musicali, appezzamenti di terra virtuali e oggetti di gioco. Altri casi importanti sono quelli legati ai digital artist, come per esempio la vendita di un’opera di Beeple per la cifra record di 6,6 milioni di dollari (di questo artista la nota galleria d’arte Christie’s ha battuto all’asta un NFT per 69,3 milioni).

Si tratta di una bolla o di un’opportunità? Ma soprattutto, come si evolverà il mercato dei Non-fungible tokens se ce ne sarà davvero uno, in futuro? Stiamo parlando di un mercato che fa girare circa 3 milioni di dollari al mese, fatto soprattutto da token di beni digitali utilizzabili dentro giochi e da opere d’arte.

In questo momento, i dati ci dicono che il maggior volume di scambi riguarda My Crypto Heroes, un gioco di ruolo giapponese che possiede una sua economia interna (l’utente per esempio può compravendere i propri eroi, usando sempre il supporto della rete blockchain). Altro record lo ha battuto Decentraland, un ambiente digitale dove è possibile comprare appezzamenti di terreno e oggetti digitali pagando in criptovaluta. Altri progetti simili sono Cryptovoxels, Somnium Space, The Sandbox e il gioco Gods Unchained.

Le piattaforme dedicate e i marketplace

Ci sono numerose piattaforme dedicate alla compravendita dei cosiddetti “drop“, e le più famose sono Nifty Gateway, Rarible e SuperRare. Alcuni marketplace, come OpenSea e Known Origin, hanno invece semplificato il processo di creazione dei Non-fungible tokens denominato mint o in italiano conio, rendendo diretto e accessibile a chiunque il processo di caricamento e certificazione dei singoli file.

In questo senso, la galleria Async Art espone opere digitali programmabili, ovvero che mutano nel tempo a seconda di parametri predefiniti (come il prezzo di un’azione) o delle azioni condotte da parte dei compratori. Queste opere sono composte da più strati, vendibili separatamente. Chi compra uno strato può contribuire a modificare l’immagine complessiva, chiamata comunemente Master.

immagine con scritto blockchain per l'articolo sui Non-fungible tokens

La novità introdotta da questo sistema è quella di permettere a qualsiasi manufatto digitale di diventare un oggetto unico e, di conseguenza, acquisire un valore di mercato. In questi anni, con il digitale, l’autenticità e originalità di tutte le opere prodotte e condivise sul web hanno perso forza, vista la potenza di diffusione che é permessa agli utenti durante la loro journey sui social e le piattaforme digital. Questo processo di tokenizzazione, invece, permette di tornare al passato e restituire all’opera la sua unicità autoriale.

Dalla parte dei compratori, la scelta di acquistare un prodotto digitale di questo tipo sta dietro a diverse situazioni: la certificazione ufficiale che quel file è stato trasferito dall’autore all’acquirente, il diritto di rivenderlo a terzi e l’ottenimento di un plusvalore. Da sottolineare é che, in tutti i casi, il diritto d’autore rimane al creatore dell’opera.

Gli NFT, quindi, possono rappresentare semplici oggetti da collezione o veri e propri beni immateriali speculativi da vendere per ottenere un profitto.

Le opportunità più grosse, però, possono arrivare per i creatori:

Per i venditori, digital creator o brand, i NFT possono diventare una fonte di reddito da non sottovalutare. Per esempio a differenze degli oggetti d’arte fisici, i NFT possono generare una percentuale di guadagno automatico per l’autore (tipicamente del 10%) anche ad ogni passaggio di proprietà (se questa funzione è inserita nello “smart contract” associato al token). Un elemento che potrebbe sostenere la cosiddetta “economia delle passioni“. Il primo brand ad aver annusato il trend NFT è stato l’NBA che, dal 2019, mette in vendita dei frammenti video di partite in edizione limitata, producendo un giro d’affari che ha superato i 250 milioni di dollari. Microsoft ha creato dei badge virtuali, detti Azure Heroes, per ricompensare la sua community. Taco Bell ha iniziato a vendere delle .gif collezionabili. Da qualche giorno i Kings of Leon hanno lanciato il nuovo album anche in versione NFT che permetterà all’acquirente di ricevere i brani in digitale, una edizione limitata del vinile e delle opere digitali da collezione.

Vincos.it

In conclusione, potremmo paragonare i NFT a degli smart contract che sanciscono in modo univoco e verificato gli attributi di un file, certificando la proprietà intellettuale e creando un giro d’affari lecito e con un profitto diretto per il suo digital creator.

NFT e mondo dell’informazione

L’amore tra Non-fungible tokens e informazione non è ancora sbocciato. L’applicazione della tecnologia blockchain nel campo giornalistico è stata sfruttata principalmente per le iniziative legate alla lotta contro la disinformazione — come per esempio il News Provenance Project, nato da una collaborazione tra IBM e il New York Times -.

In Italia esiste un progetto che si chiama LKS Foundation e che sta creando una criptovaluta dedicata “a chi produce contenuti e li pubblica online” e si pone l’obiettivo di utilizzare gli NFT per definire, in modo trasparente e irreversibile, proprietà e paternità delle opere di ingegno”.

Forse é ancora presto per determinare quale impatto questa tecnologia potrà avere sul giornalismo ma in generale su tutto il mondo dei creator digitali, visto che si tratta di un mercato ancora in fase di sviluppo. Bolla o no, speculazione o meno, il settore si sta evolvendo e promette scintille se il trend continuerà ad essere cavalcato con lo stesso ritmo e lo stesso interesse da parte degli utenti, sia lato compratore che creatore. 

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