Fuga da WhatsApp: facciamo un po’ di chiarezza

Nelle scorse settimane gli utenti di tutta Italia hanno ricevuto la notizia di un nuovo cambiamento in atto per quanto riguarda la privacy su Whatsapp. 

screen di WhatsApp con logo

Di cosa parliamo quando diciamo “cambiamento”? Ecco di cosa si tratta, in sostanza: c’è una nuova condizione obbligatoria del servizio, imposta appunto dagli sviluppatori di WhatsApp. La chat si riserva la possibilità di condividere informazioni degli utenti – talvolta informazioni reperite dalle stesse conversazioni – con Facebook per una rimodulazione delle pubblicità.

Questa scelta ha provocato una vera e propria migrazione di massa verso altre piattaforme analoghe, in primis Telegram e la nuova arrivata Signal.

Tale modifica delle condizioni ha creato infatti non pochi dissensi tra il pubblico. Volti noti hanno poi aperto definitivamente il fronte del passaggio da WhatsApp ad altre piattaforme di messaggistica. Tra questi, impossibile non citare il magnate Elon Musk che proprio nei giorni scorsi ha invitato il pubblico a scaricare Signal.

Curiosità: Signal è un’applicazione di messaggistica istantanea analoga a WhatsApp – ma soprattutto a Telegram – e centralizzata, che consente di effettuare chat e chiamate audio-video crittografate. E’ nata nel 2014 grazie allo sviluppatore Open Whisper Systems.

Solamente nelle prime tre settimane di gennaio Signal ha guadagnato 7,5 milioni di utenti a livello globale, mentre Telegram ne ha guadagnati ben 25 milioni. Utenti che con molta probabilità provengono proprio da WhatsApp. Un fenomeno interessante se si immagina quanto sia chiaro e consolidato l’esodo di massa dall’applicazione appartenente ormai da diversi anni a Facebook.

Una problematica talmente evidente da aver convinto WhatsApp a rimandare l’entrata in vigore dei nuovi termini dall’8 febbraio al 15 maggio.

Lo stesso Niamh Sweeney, direttore delle policy pubbliche di WhatsApp in Europa, ha spiegato di credere che l’esodo di massa sia dovuto all’aggiornamento dei termini di servizio comunicati tramite la notifica inviata all’interno dell’app. Un aggiornamento che non ha fatto realmente chiarezza (lo dice anche il Garante per la privacy italiano) su una condivisione che va a toccare un aspetto marginale dell’esperienza utente e che non avrà un impatto enorme sulla privacy delle persone. Per questo l’azienda si è presa più tempo per comunicare con maggiore chiarezza questo cambiamento, in vista dell’accettazione che tutti gli utenti dovranno sottoscrivere per poter continuare a utilizzare il servizio.

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