Trump e Biden: le presidenziali americane dal punto di vista dei social media

Matteo Shots.it

Matteo Mario

Lo scontro tra Trump e Biden delle presidenziali americane del 2020 sarà sicuramente un evento ricordato dai posteri. Non solo per i toni, il periodo storico in cui vivono gli Stati Uniti e tutto il mondo e la tipologia di candidati, ma anche e soprattutto per la campagna elettorale che lo ha preceduto.

foto di Trump e Biden

Una campagna elettorale che non è sembrata terminare nemmeno durante il conteggio dei voti, con una comunicazione sui social media (soprattutto lato Donald Trump) che ha acceso i toni ancora di più, buttando benzina sul fuoco di quella che è una nuova frontiera della comunicazione politica da ormai una decina d’anni: i social media.

Anche lo stesso periodo non ha aiutato e favorito i dibattiti in live streaming, dando al digitale un ruolo da protagonista: la commissione sui tre dibattiti che si sono tenuti tra settembre e ottobre, per esempio, aveva annunciato il ricorso massiccio alle piattaforme social, con in testa Facebook, allo scopo di ampliare la discussione a una platea più estesa possibile.

Snapchat, invece, aveva coperto ogni dibattito tramite un progetto di Live Story, consentendo ai suoi utenti di avere uno speciale punto di vista sulla discussione: quello degli studenti delle università che hanno ospitato i dibattiti, dei volontari e dei giornalisti. A dibattito concluso, infine, il Progetto Electome del MIT Media Lab ha analizzato invece tutte le conversazioni su Twitter inerenti le elezioni presidenziali, permettendo agli addetti ai lavori di analizzare i dati e le tendenze delle discussioni prima, durante e dopo i dibattiti.

Anche la sfida all’ultimo voto tra Trump e Biden non è stata da meno, coinvolgendo un duello probabilmente senza pari che si sta consumando anche in queste ore e che proseguirà quasi sicuramente anche nelle prossime settimane (o peggio, mesi) con la battaglia legale già annunciata dallo staff del Tycoon newyorkese capitanato dall’ex sindaco della Grande Mela Rudy Giuliani.

Nelle scorse ore, infatti, Trump ha avviato una condivisione di contenuti (come suo solito) improvvisa e avventata nei confronti del suo rivale politico, dichiarando di essere vittima di brogli elettorali e di avere l’intenzione di muovere un ricorso ufficiale alla Corte Suprema.

Ecco la situazione: è mattino presto, in Italia, mentre Joe Biden ha appena commentato l’incertezza dei risultati delle elezioni dichiarandosi comunque ottimista del risultato. Sui social network, però, il presidente in carica ha adottato toni molto diversi, che caratterizzeranno anche la dichiarazione dalla Casa Bianca di due ore dopo: “Parlerò stasera, un grande vittoria! Andiamo alla grande, ma stanno cercando di rubare le elezioni. Non glielo lasceremo mai fare. I voti non possono essere espressi dopo la chiusura dei seggi”. Il riferimento è agli Stati che accettano le schede arrivate per posta anche dopo il giorno del voto, purché spedite entro il 3 novembre.

Twitter ha immediatamente segnalato il post, etichettandolo come “Controverso e potenzialmente forviante in merito alla modalità di partecipazione o ad altri strumenti di coinvolgimento della cittadinanza”.

Anche Facebook ha reagito al post pubblicato dal canale omonimo di Trump, applicando un’etichetta sotto al post di Trump, che rimane visibile e non subisce alcuna limitazione nella circolazione. Il testo recita: “Il risultato finale delle elezioni potrebbe essere diverso dal voto iniziale in quanto lo scrutinio durerà per giorni o settimane dopo la chiusura dei seggi”.

We are up BIG, but they are trying to STEAL the Election. We will never let them do it. Votes cannot be cast after the Polls are closed!

Pubblicato da Donald J. Trump su Martedì 3 novembre 2020

Nel corso della giornata, ma anche il giorno dopo, Trump ha continuato a condividere e twittare messaggi che Twitter e Facebook hanno etichettato come forvianti segnalandoli al suo reparto di checking delle dichiarazioni. Dichiarazioni che lo stesso Joe Biden ha definito come “vergognose”.

Un panorama fuori dal normale e sicuramente nuovo rispetto al passato, che sta vedendo un duello di dichiarazioni social anche durante gli spogli e che quasi sicuramente animerà i prossimi mesi dell’ecosistema politico americano.

Ma torniamo a noi e parliamo della campagna elettorale sui social che ha preceduto le presidenziali. Come si sono mossi i due candidati nelle ultime settimane per entrare nello studio ovale? Quali sono state le strategie principali dei due staff? Analizziamo, da un punto di vista social, tutto ciò che è stato messo in campo da Trump e Biden in un vortice social che non sembra avere eguali rispetto al passato.

Trump e Biden: i social media come palcoscenico

Analizzando i costi delle singole campagne, è interessante notare che Trump e Biden hanno speso in totale più di 75 milioni di dollari in digital ads e oltre 750 milioni per spot televisivi.

“President Donald Trump and former vice president Joe Biden’s 2020 presidential campaigns have spent a combined $175,325,675 on Facebook ads through Oct. 13 this year, according to Facebook data. That’s compared to about $750 million on television ads this year so far, according to Advertising Analytics”.

The markup.org

foto di Biden per l'articolo su Trump e Biden

A livello di contenuti, Biden ha pubblicato 51.844 annunci su Facebook nel periodo esaminato dagli analisti statunitensi (quello corrispondente a luglio-ottobre 2020), mentre Trump ne ha pubblicati 289.650.

Secondo il portale Themarkup.org, Biden ha investito in media di più per i suoi annunci rispetto a Trump. Lo stesso Facebook afferma che i prezzi per gli annunci variano in base ai parametri impostati dall’inserzionista e dal sistema di aste istantanee della piattaforma, ovviamente, confermando quindi che di sovvenzionare gli annunci che i suoi algoritmi considerano più coinvolgenti.

grafico degli investimenti pubblicitari ads di Trump e Biden

Entrambi i candidati hanno sfoggiato numerose pagine ufficiali Facebook legate alla campagna elettorale. Oltre alla pagina personale di Trump, il repubblicano ha altre 24 pagine ufficiali, come per esempio Evangelicals for Trump, Trump for Pennsylvania e Promises Made Promises Kept. La campagna di Biden ne ha, invece, “solo” nove: la sua, quella del senatore Kamala Harris e il Beat Trump Fund, più sette varianti della frase “Biden Harris per il Wisconsin”.

Al livello di storytelling politico non ci sono molti dubbi e la narrazione di entrambi è parsa decisamente chiara fin da subito: se per Trump la Cina, i radicali democratici, i “violenti rivoluzionari” e terroristi che si sono riversati per le strade erano (sono) un nemico da combattere, per Biden tutto questo ha rappresentato invece una spinta ancora più forte soprattutto per il fenomeno (anche social) del movimento Black Lives Matter che, non nascondiamoci, ha portato una manciata di visibilità digitale in più al candidato democratico ed ex vicepresidente.

In tutto questo c’è, inevitabilmente, il contesto della pandemia globale: se per il primo sono state messe in atto narrazioni da molti considerate “superficiali”, per il secondo quella di Trump si tratterebbe di una narrazione sbagliata e catastrofica che ha portato alla deriva sanitaria il paese.

Insomma, una vera e propria trama narrativa che ha riempito i dibattiti social e reso le piattaforme digitali un palcoscenico secondario (o quello principale, forse?) dello scontro politico tra Trump e Biden.

Trump e biden in digitale: una differenza di vedute

Quelle di Trump e Biden sono sicuramente due vedute opposte, non solo sul piano politico: i due candidati hanno infatti condotto due campagne social molto diverse, sia per quanto riguarda lo storytelling ma anche in merito al linguaggio utilizzato: una fondata sugli attacchi, l’altra che ha esplorato nuovi canali, non raccogliendo le provocazioni e addirittura inventandosi anche un’app.

La campagna digitale 2020 di Trump è stata soprannominata dal suo fautore Brad Parscale Death Star, ed è stata molto simile a quella che l’ha portato alla vittoria nel 2016.

La campagna ha coinvolto, oltre ai già citati grandi investimenti su Facebook e Google, anche un rinnovato interesse per YouTube e le sue potenzialità, soprattutto per arrivare agli elettori più giovani.

In particolare, lo staff di Trump ha scelto due momenti chiave per consolidare l’impatto del presidente sulla piattaforma di sharing video: durante la convention repubblicana e nei giorni precedenti al primo dibattito presidenziale, attraverso un takeover di ventiquattr’ore dell’homepage di YouTube. In quest’occasione, il canale di Trump ha diffuso vari spot: in uno di questi appare Gary Lamb, un camionista afroamericano che ringrazia il presidente per avergli dato una “seconda possibilità dopo aver lottato contro un periodo di depressione e difficoltà economica (il video che vi facciamo vedere qui sotto s’intitola Vedo una via d’uscita).

La campagna digitale dei democratici, invece, ha coinvolto non solo Facebook e Twitter, ma anche su Instagram Reels, Twitch e persino Animal Crossing, piattaforma di videogiochi simulatori di vita reale.

Elemento fondamentale da sottolineare è che il digitale sia diventato un vero punto di forza della campagna di Biden per le presidenziali 2020. Storicamente, infatti, sembra che i democratici apparissero meno inclini alla possibilità di trovare frutti nelle campagne riservate al digitale, ma mai come quest’anno invece il trend si è ribaltato: anche il team digital dello staff di Biden si è allargato, passando da 19 addetti impiegati a questo fine lo scorso marzo a più di 200 persone impegnate nei campi della comunicazione digitale, dell’organizzazione e della raccolta fondi.

Il team di Biden ha inoltre puntato soprattutto sugli aspetti che fanno dell’ex vicepresidente un personaggio politico riconoscibile: la sua empatia, la sua calma e la sua capacità di entrare in contatto con gli elettori. Una narrazione che, come dicevamo prima, è stata opposta a quella di Trump e studiata nei minimi dettagli.

Come abbiamo anticipato prima, il team di Biden ha anche creato l’app VoteJoe, che indicava agli utenti chi tra i loro contatti non è un elettore abituale per ricordargli di andare a votare. Biden ha anche ricevuto sostegno da milioni di utenti di TikTok, che hanno diffuso gli hashtag #settleforBiden e #LEG2020.

Insomma, se dovessimo tirare le somme di questa campagna digitale legata alle presidenziali, indipendentemente dal vincitore, potremmo affermare che quella dei democratici sia stata più efficace rispetto a quella dei repubblicani, portando con sé il merito di aver sfruttato meglio il linguaggio social e aver coinvolto un pubblico forse ancora troppo “acerbo” per i discorsi politici tipici della campagna elettorale trumpiana.

Un linguaggio che non solo, molto spesso, si è dimostrato oggettivamente offensivo nei confronti di determinate categorie o situazioni, e che forse non è riuscito questa volta (a differenza del 2016, anno in cui Trump rappresentava a tutti gli effetti “la novità” rispetto al passato) a coinvolgere emotivamente un pubblico giovane che dalla sua parte si è dimostrato stufo di un clima teso e politicamente acceso come quello che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi. E se il digitale, sotto sotto e attraverso i sottotesti dei suoi contenuti, rappresenta verità, la verità viene sempre a galla. 

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