Il colloquio tra i colossi del digital tech e il Congresso degli Stati Uniti

Metti in un’aula del Congresso i quattro CEO del digital tech più importanti del pianeta e avrai delle risposte. Sembra un vecchio detto, magari usato per capire il prossimo futuro del web, invece è la realtà: lo US Congress è stato a colloquio con Tim Cook – CEO di Apple -, Mark ZuckerbergFacebook -, Sundar PichaiAlphabet – e Jeff BezosAmazon -.

foto di Sundar Pichai, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e Tim Cook dei colossi digital tech Google, Facebook, Amazon, Apple

Un confronto durato più di 5 ore, in cui i quattro CEO hanno testimoniato di fronte alla Commissione Antitrust in merito al tema del controllo eccessivo sul mercato. Tutto ciò è nato, appunto, dal lavoro della Commissione che sta chiudendo un anno di indagini per confermare o smentire lo scenario.

Fonti statunitensi hanno spiegato che è estremamente raro vedere tutti e quattro i CEO dei colossi digital tech testimoniare insieme al Congresso, elemento che ha reso il dibattito un avvenimento di natura storica a tutti gli effetti.

Un ulteriore elemento di indagine, invece, da parte della Commissione è la possibilità che i quattro colossi abbiano utilizzato pratiche anti-concorrenziali. E stiamo parlando di quattro multinazionali che hanno un valore, insieme, superiore ai cinquemila miliardi di dollari.

In questo senso, curiosa è stata l’assenza di Microsoft nonostante solo pochi giorni prima in Europa era stata accusata dalla piattaforma Slack di bloccare la concorrenza.

I quattro CEO hanno fatto valere le proprie posizioni, collegati dall’esterno e con il loro volto proiettato su quattro maxischermo diversi. In particolare, circa dodici commissari hanno interrogato i quattro su numerosi argomenti come le pratiche anti-concorrenziali, la sicurezza degli utenti e l’acquisto di piccole aziende per eliminarne la possibile concorrenza.

Oltre a questo, però, anche la Cina ha catturato l’attenzione del Congresso e diverse domande sono state rivolte proprio in merito alla nazione governata da Xi Jinping.

foto di Mark Zuckerberg del colosso digital tech Facebook

Sundar Pichai e Tim Cook, dal canto loro, hanno sottolineato che le loro aziende hanno avuto la forza di affrontare la concorrenza in quasi tutti i settori e hanno sostenuto di aver creato piattaforme che consentono in ogni caso alle startup più piccole di raggiungere un pubblico più ampio.

foto di Sundar Pichai, CEO del colosso del digital tech Alphabet
foto di Tim Cook del colosso digital tech Apple

Dello stesso parere anche Jeff Bezos, che ha dichiarato che Amazon è una realtà piccola in confronto a concorrenti come Walmart (che ha in mano il retail totale sul mercato, mentre Amazon quello online), sostenendo allo stesso tempo che le dimensioni di Amazon sono necessarie per mantenere in funzione l’economia online. Il motivo? Così come il mondo ha bisogno di piccole aziende, ha bisogno anche di grandi aziende”.

foto di Jeff Bezos del colosso digital tech Amazon

Oltre alla concorrenza sleale, sono stati molteplici i temi importanti toccati da David Cicilline, capo dell’antitrust: il deputato ha interrogato per esempio Sundar Pichai sul sistema di ricerca di Google, la posizione zero e la continuità degli utenti che detiene grazie alla pubblicità che obbliga le aziende a dipendere totalmente dal motore di ricerca. Principio, come ha controbattuto il CEO di Alphabet, “Che ha permesso lo sviluppo di molte di queste”. 

Inoltre si è parlato del sospetto furto di dati a Yelp e del recupero di contenuti come avvenne nel caso Genius che, alla fine del 2019, chiese a Google un risarcimento di 50 milioni di dollari. Pichai è stato interrogato anche sulle pratiche di sorveglianza e la risposta del CEO è stata che Google si limita a studiare i dati che possono aiutarla a migliorare i servizi per i consumatori. 

I deputati hanno poi tentato di entrare nel merito degli affari di Google con il Pentagono, ma senza successo: grazie a un sistema di intelligenza artificiale in grado di analizzare le immagini video, l’esercito americano poteva infatti sorvegliare persone e pianificare interventi specializzati con l’aiuto dei droni.

Sulle domande in merito a Doubleclick, ovvero la questione relativa all’accesso ai dati e alle e-mail di campagna elettorale finite automaticamente nelle caselle di spam, il CEO ha spiegato che si tratta di algoritmi stabiliti da Google che non sono assolutamente legati a una particolare ideologia politica.

Bezos e Amazon sono stati invece sospettati di aver raccolto e utilizzato i dati di venditori terzi per produrre e vendere i loro prodotti a prezzi molto più convenienti. Il CEO ha ammesso, effettivamente, di non poter rispondere né sì né no, dichiarando che sospetti di questo genere vanno contro la politica interna di Amazon.

Cicilline: “Non pensa che sia ingiusto per i venditori essere obbligati a passare dalla sua piattaforma?”.

Bezos: “Esistono molte alternative al di fuori di Amazon”.

Cicilline: “Amazon detta le regole del gioco”.

Bezos“Alla fine è sempre il cliente a decidere”.

Riguardo a Facebook i deputati sono sembrati molto preoccupati dei contenuti riportati sulla piattaforma e delle numerose fake news diffuse. Il Presidente della commissione ha portato l’esempio di un video che circolava qualche giorno prima e in cui si diceva che indossare la mascherina durante la pandemia è inutile. 14 milioni di persone hanno avuto il tempo di visualizzarlo e condividerlo anche su altre piattaforme prima che Facebook lo rimuovesse.

Tim Cook, infine, ha rifiutato di ammettere che l’Apple Store favorisce alcuni sviluppatori rispetto ad altri. Secondo lui la concorrenza è sì feroce, ma ha anche sottolineato che Apple non detiene una posizione dominante sul mercato per le sue attività. Ugualmente interrogato su certe pratiche che annullano il principio di concorrenza, a Cook sono state chieste anche spiegazioni in merito a un’app di controllo rimossa dall’App Store. Cook ha risposto che esiste un grande numero di applicazioni simili, circa una trentina, aggiungendo che in quel caso si trattava di un problema di privacy nel digital tech. 

In sintesi, per i democratici, ma anche per i repubblicani, qualunque società che riporta informazioni capaci di influenzare il popolo americano rappresenta un pericolo. Motivi per cui, secondo molti, gli Stati Uniti sono entrati in un’era molto preoccupante “Dove è nata l’impossibilità di scegliere”.

Ma cosa succederà nel prossimo futuro? Sicuramente, i grandi profitti registrati dai colossi del digital tech durante la pandemia di Coronavirus hanno fatto storcere il naso a molti e non solo al Congresso degli Stati Uniti. Lo stesso Bernie Sanders, senatore ed ex candidato alla Casa Bianca per i democratici, aveva pubblicato durante il dibattito un tweet dove predicava la tassazione al Big Tech (“Break Big Tech”). Anche dal lato presidenziale, quello di Donald Trump, la situazione non è rosea con il Presidente che ha già firmato un ordine esecutivo che minaccia di penalizzare Twitter dopo aver oscurato alcuni suoi tweet.

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