Progettare il futuro secondo il Circolo del Design di Torino

Il 2020 sta cambiando le regole della nostra convivenza e della società ma, secondo il Circolo del Design di Torino, in questa fase di grande transizione si può pensare al futuro del settore progettuale consolidando un forte legame con il passato.

Interni del Circolo del Design di Torino

Dalla cultura all’architettura, dalla bellezza alla funzionalità, l’associazione torinese ha inaugurato una piattaforma crossmediale per discutere attraverso riferimenti culturali, reinterpretazioni del passato e ambizione per l’innovazione.

Il bisogno principale, in questo momento, è quello di disegnare i prossimi anni e riadattarli ai presupposti che il mondo ci sta presentando nel corso di questo periodo. Welcome to the post-analog conditionquesto il nome dell’iniziativa, intende coinvolgere protagonisti del mondo dell’architettura, del design e della cosiddetta cultura progettuale nostrana, per rispondere ai grandi interrogativi che riguardano la società e il suo futuro rispetto al contesto attuale.

Veri e propri “stati generali” digitali, dove gli occhi dei professionisti creativi sono puntati sulle nuove frontiere del disegno progettuale e cercano di analizzare il momento attuale trovando nuove consapevolezze ed elaborando spunti, ispirazioni, esperienze ma soprattutto progetti del passato che possano aiutare ad immaginare un presente in continuo divenire.

Un progetto che ha ascoltato la voce di numerosi critici e curatori, tra questi Joseph Grima, direttore creativo della Design Academy Eindhoven, l’information designer Giorgia Lupi, l’architetto e senior curator del MAXXI di Roma Pippo Ciorra, Beatrice Leanza, direttore esecutivo del MAAT – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia di Lisbona -, l’architetto, autore e curatore Luca Molinari e il direttore della Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco e responsabile dei social media di Expo 2015 Stefano Mirti.

I temi proposti dal CDD sono ampi e coinvolti in una visione d’insieme del ruolo dei designer nella nostra società, che hanno la possibilità di modellare le scelte del presente per migliorare il proprio futuro: dall’importanza della loro figura nelle istituzioni culturali o nel mondo globalizzato, tra la valorizzazione degli spazi pubblici e il futuro della didattica. 

progetto del Circolo del Design di Torino

Il dibattito comprende ricerche e riflessioni di nuove potenziali chiavi di lettura e linguaggi grafici e architettonici, con la presa in analisi di tutti quei processi culturali, industriali e sociali del nostro paese che mettono a nudo con più chiarezza i punti di forza e di debolezza del periodo storico attuale. Ecco perché il campo di riflessione propone interpretazioni, studi e opere del passato, le quali vengono messe a disposizione nella sezione Welcome to the Post-Analog Condition del sito web del Circolo del Design di Torino con l’obiettivo di proseguire il dialogo e arricchirlo giorno per giorno.

Interessante è anche l’origine del nome del progetto: Welcome to the post-analog condition è infatti una citazione dal libro The Age of Earthquakes. A Guide to the Extreme Present, un saggio grafico e visivo sulla società contemporanea redatto da Shumon Basar, Douglas Coupland e Hans Ulrich Obrist su esempio di The Medium is the Massage di Marshall McLuhan. Un libro visionario che cerca di riflettere l’impatto della tecnologia sulla cultura.

progetto del Circolo del Design di Torino

“Guardare al presente come parte di una comunità che condivide valori analoghi e vuole gettare le basi per contribuire alla costruzione di un pensiero coeso e propositivo. Il design, prima di immaginare spazi e oggetti, immagina le vite di chi li abiterà ed userà in futuro, mentre prima di costruire il progetto costruisce il pensiero che lo governa. Attualmente, come nel passato, l’apertura della disciplina permette alla cultura del progetto di mostrare il suo ruolo nell’interpretazione dei cambiamenti sociali e al designer di contribuire attivamente all’immaginazione di nuovi scenari”

Elisabetta Donati De Conti, curatrice del progetto

Innumerevoli sono, soprattutto, gli spunti di riflessione del passato e i progetti citati: il performance artist, scrittore e scultore Joseph Beuys e il rapporto tra uomo e natura, Carlo Scarpa e l’importanza del tessuto produttivo locale, la messa in discussione del sistema economico attuale attraverso la Proposta per un’ Autoprogettazione del designer e accademico Enzo Mari, il corpus del visual artist Leonardo Mosso per riflettere sul concetto di utopia, il Kar-a-sutra dell’architetto e designer Mario Bellini – concetto di disegno industriale applicato a un’automobile e realizzato nel 1972 insieme all’azienda di arredamento Cassina – per recuperare la forza delle relazioni umane, le opere del grande Ettore SottSass – che oltre ad architetto e designer fu anche fotografo – i progetti della Fiat Panda ideati da Giorgetto Gugiaro come esempio per il futuro del designer, le opere pubbliche di Isamu Noguchi per rintracciare il rapporto tra scultura ed essenza della percezione dello spazio, la Franklin Court degli architetti post-moderni Robert Venturi e Denis Scott Brown come cuore della riflessione sulla centralità della forza espressiva nello spazio pubblico.

progetto della Fiat Panda discusso al Circolo del Design di Torino
progetto di Mario Bellini mostrato al Circolo del Design di Torino

Ma anche la Proposta di Concorso per la Nuova Università di Firenze fatta nel 1971 dal Gruppo 9999, un progetto che evoca l’equilibrio tra tecnologia e ambiente, per riflettere su costruzioni artificiali e natura, e infine i futuri scenari legati agli spazi urbani sotto-sfruttati come la città brasiliana di Curitiba, dove ha avuto molta voce in capitolo il designer Jaime Lerner.

Un elemento attuale che viene preso in considerazione con interesse è sicuramente lo smart working: vero e proprio trend professionale, il suo concetto è presente nella discussione del Circolo del Design di Torino e viene identificato con l’ ufficio mobile gonfiabile e trasparente proposto dal professionista austriaco Hans Hollein nel 1969, che può essere interpretato oggi come uno spazio di lavoro portatile.

foto del mobile office di Hans Hollein

Anche l’esperienza del designer finlandese Ilmari Tapiovaara è importante, prima di tutto per mostrare quanto potenziale creativo possa essere messo in atto anche con poche risorse. Nel 1941, Tapiovaara si arruolò nell’esercito finlandese con il compito di progettare e costruire tutte le infrastrutture necessarie alle truppe stanziate in Carelia Orientale, area al confine con la Russia, con scarsissimi mezzi e il legname come unico materiale disponibile.

“Il designer non ragiona sul mondo e sulla società solo in maniera concettuale, perché la natura del suo lavoro necessita di esperienze concrete

Un passato strettamente connesso al futuro, quindi, che vede nell’esperienza e negli spunti collettivi l’essenza principale per la creazione di un futuro sostenibile e adatto ai nostri tempi. In questo senso, se si intende riflettere brevemente sulla questione delle pandemie, per esempio, molto utile è il progetto mai realizzato e preparato nel 1964 da Le Corbusier per un nuovo complesso sanitario a Venezia. La gestione dei flussi citata al suo interno può fungere da ispirazione per i progetti architettonici ospedalieri del futuro.

progetto ospedale di Venezia di Le Corbusier presentato al Circolo del Design di Torino

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