Verso la digitalizzazione: tutti i vantaggi di un grande rilancio italiano

Il nostro paese si presta ad attivare un nuovo processo di digitalizzazione che potrebbe portarlo ad un rilancio oltre che economico, culturale e professionale. Tutto ciò è dimostrato anche dal grande eco che sta avendo quotidianamente, soprattutto nell’ultimo periodo di riflessioni post-emergenza, la parola “digitalizzazione” sui media tradizionali: sintomo di un cambiamento che è diventato prima di tutto fisiologico anche agli occhi dei più scettici tradizionalisti.

immagine di un telefono con uno screen di un fiore per l'articolo sulla digitalizzazione

In Italia, si sa, questa parola è usata e abusata molto spesso anche se molti non conoscono perfettamente tutti gli innumerevoli sviluppi del settore e i vantaggi che il nostro valore nazionale può avere dalle aziende digitali.

Aziende e piccole società che possono contribuire alla ricostruzione del nostro potenziale economico, soprattutto di fronte a opportunità innovative che stanno crescendo fuori dai confini e che in Italia stentiamo ancora a voler incentivare nel modo giusto. E se vale il detto “al posto giusto, al momento giusto”, l’Italia sembra avere tutte le carte in regola per essere quel luogo di valore dove unire, approfittando di questo momento storico, la forza delle idee con l’innovazione digitale.

Il futuro non è solo digitale, ma anche sostenibile, immediato, on demand e video-ludico. Tutti lati dello stesso dado.

Tutti i vantaggi di credere in una nuova digitalizzazione

immagine di una scrivania e due monitor per l'articolo sulla digitalizzazione

Anche le nostre istituzioni hanno iniziato a vedere di buon grado tutti quei processi di digitalizzazione che potrebbero portare l’Italia ad occupare un nuovo posto nelle gerarchie europee del settore. D’altra parte, creatività e innovazione hanno sempre fatto parte del nostro dna ed è benefico (oltre che necessario) pensare che lo possano fare anche in questo caso.

Lo stesso DL Rilancio annunciato da parte del governo pone di fronte a nuove sfide ed investimenti di settore molto cospicui, con l’obiettivo di smuovere le acque e preparare il terreno per un cambio significativo.

Uno dei punti trattati al suo interno è innanzitutto il rafforzamento dell’eco-sistema delle startup innovative (qui avevamo parlato della situazione del nostro paese). Per sostenere il settore, infatti, lo Stato ha destinato risorse aggiuntive pari a 100 milioni di euro per il 2020, destinate al rifinanziamento delle agevolazioni concesse nella forma del finanziamento agevolato. Un passo importante che si unisce agli ulteriori 10 milioni di contributi a fondo perduto finalizzati all’acquisizione di servizi prestati da parte di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels e altri soggetti pubblici o privati operanti per lo sviluppo di imprese innovative. Un incoraggiante incentivo per chi vuole vedere nel tricolore un grande futuro digitale.

immagine di un paio di cuffie su una scrivania per l'articolo sulla digitalizzazione

Al fine di sostenere lo sviluppo dell’industria dell’intrattenimento digitale a livello nazionale, inoltre, il Ministero dello sviluppo economico ha istituito il First Playable Fund, ovvero un fondo per l’intrattenimento digitale di 4 milioni di euro finalizzato a sostenere le fasi di concezione e pre-produzione dei videogiochi, necessarie alla realizzazione di concept e prototipi tramite l’erogazione di contributi a fondo perduto e per un importo compreso dai 10.000 ai 200.000 euro per singolo progetto.

Il contributo, di tipo industriale, impone la finalizzazione dei progetti entro 18 mesi e rappresenta un grande punto di svolta per le case italiane di settore, soprattutto indipendenti. Una misura, infatti, che potrebbe dare una forte spinta alla produzione video-ludica del nostro paese che da diversi anni appare ancora troppo fragile. E questo è un paradosso, visto che l’Italia, con una spesa di 1,7 miliardi di euro nel 2018, è infatti uno dei dieci maggiori consumatori al mondo di videogiochi e dal punto di vista produttivo ha un giro d’affari di circa 60 milioni di euro impiegando non più di 1100 persone. Come spiegano i dati ufficiali, infine, sul territorio nazionale esistono 127 case di sviluppo (nel 54% dei casi nate da meno di tre anni), tra cui solo cinque hanno un fatturato annuo superiore ai due milioni di euro.

Un provvedimento importante e dal carattere predittivo perché arriva proprio dal Ministero dello sviluppo economico, risultando un vero e proprio intervento industriale. Ciò significa che, ormai, anche il nostro paese crede nel potenziale di uno di questi business del futuro coprendo i costi per il personale, quelli per le acquisizioni delle licenze sotfware o per l’approvvigionamento dell’hardware, e infine le spese per le eventuali collaborazioni esterne da parte di liberi professionisti.

Questi primi due interventi rappresentano la voglia di competere di fronte ad una concorrenza internazionale sempre più agguerrita, non solo dal punto di vista tecnologico ma anche qualitativo e creativo. Startup digitali e gaming sono due asset importanti che l’Italia deve riuscire a valorizzare il più possibile, soprattutto perché entrano in un ecosistema del tutto in evoluzione ed esplorabile da parte degli operatori, supportati da un pubblico sempre più numeroso e nuove lead generation da seguire con ambizione.

Soprattutto nel caso nel gaming, per esempio, Francia, Danimarca e Polonia sono i paesi europei che lo hanno fortemente supportato e oggi possono servire da punti di riferimento che hanno identificato questo settore come volano per l’innovazione e l’economia. Secondo gli analisti, infatti, il mondo video-ludico (tra eventi, merchandising, lato commerciale e creativo) genererà profitti in crescita per i prossimi dieci anni almeno.

Un’altra misura importante per le startup, inoltre, è l’istituzione del nuovo Fondo per il Trasferimento Tecnologico affidato a ENEA, ovvero l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Il fondo è costituito di 500 milioni di euro destinati al processo di accelerazione della politica economica e industriale basata sull’innovazione e sulla crescita delle startup, con l’obiettivo di migliorare la produttività e aiutare le PMI innovative nei loro eventuali problemi finanziari.

I soggetti pubblici individuati dall’Agenzia, per esempio, avranno la possibilità di collaborare con aziende private per la realizzazione di progetti basati sull’innovazione e sulla attività di progettazione, ricerca, sviluppo e promozione del prodotto finale. 

Un intervento, da parte delle istituzioni, che tende la mano verso l’ideazione di progetti di innovazione e spin-off, coordinamento, promozione, stimolo alla ricerca e allo sviluppo attraverso l’offerta di soluzioni avanzate, processi digitali e tecnologici o prodotti innovativi, attività di rafforzamento delle strutture e diffusione dei risultati di ricerca, di consulenza e formazione, oltre che ovviamente tutto quell’insieme di attività di supporto alla crescita delle start-up e PMI ad alto potenziale innovativo. In questa dimensione, per esempio, la fonti economiche delle PMI potranno essere reinvestite in supporti esterni (digital agency e progetti in partnership) e questa emergenza non avrà funto da tempesta perfetta per chi si era programmato un futuro di collaborazioni e operazioni digitali per il corso del 2020.

Anche lo smart working e la didattica a distanza sono citati nel nuovo DL Rilancio, un po’ per necessita sanitarie ma anche per potenziare un processo di lavoro e formazione che ha bisogno di nuova linfa digitale. Se nel primo caso vengono incentivate le forme di lavoro da casa in numerosi casi, per il secondo è stato incrementato il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche di 331 milioni di euro.

Denaro che servirà all’acquisto di strumenti editoriali innovativi e dispositivi digitali, punti di partenza concreti per iniziare a vedere la didattica da un nuovo punto di vista e pensare a futuri scenari della digitalizzazione didattica.

Anche l’offerta informativa online è stata sostenuta, con l’innalzamento per il 2020 del credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari al 50 per cento.

In conclusione, cosa ci porteremo dietro a questo grande tentativo? La speranza è che, PMI italiane da una parte e startup innovative dall’altra, abbiano la possibilità di esprimere al meglio i propri valori e le ambizioni future nel proprio settore, supportati da fondi economici all’altezza di una sfida sempre più importante dal punto di vista digitale. A questo supporto, si deve affiancare il lavoro delle web agency e agenzie di comunicazione, che ricoprono un ruolo chiave nella valorizzazione delle potenzialità di ognuno attraverso creatività, soft skills e supporto tecnico.

E se, prima di tutte le altre cose, la creatività è nel nostro dna storico, deve esserlo anche lo spirito d’innovazione verso spin-off tecnologici e settori aziendali sottovalutati dalla massa, con la missione di promuovere anche un po’ di sano coraggio e attenzione verso i nuovi digital business nati all’estero e oltre oceano. Sentimenti e incentivi che pongono tutti, inequivocabilmente, ad un bivio: rimanere figli di una amata/odiata tradizione oppure crearne una nuova, evolvendosi come leader di un mercato nazionale che ha ancora tanto (o troppo) da dire?

Condividi la tua opinione