Tutti gli aggiornamenti dal mondo delle startup italiane, in chiaro

Startup e innovazione: un concetto che trova terreno fertile soprattutto in un periodo di un’emergenza, vista la grande necessità di trovare alternative di fronte ai numerosi cambi di paradigma che lo stato delle cose ci impone.

Il mondo delle startup, per definizione, ingloba realtà e scelte imprenditoriali legate a nuove visioni, approcci e modalità differenti da quelle precedenti, all’interno di innumerevoli settori. E non stiamo parlando solo ed esclusivamente del mondo digital, ma di tutti i servizi a cui facciamo riferimento quotidianamente.

Al termine del 4° trimestre del 2019, il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese era pari a 10.882. Un aumento del 2,6% rispetto al trimestre precedente. Dati alla mano, quindi, la dimensione di queste nuove realtà si sta sempre più allargando mostrandoci come i nuovi paradigmi contrapposti a quelli tradizionali siano i veri motori del cambiamento, soprattutto in tempi in cui è compito della creatività incidere su ciò che possiamo migliorare nel futuro.

Fatte queste premesse, qual è la situazione delle startup in Italia? Cosa ci può dire lo stato del business, anche in base alla suddivisione geografica e settoriale delle idee imprenditoriali più innovative e legate al digitale?

Innovazione italiana, ecco come stanno le cose

immagine di un programmatore davanti al pc per l'articolo sulle startup italiane

Alcuni mesi fa, come anticipato nel primo paragrafo, sono stati analizzati la situazione e l’andamento delle startup innovative in Italia durante l’ultimo trimestre del 2019. Il dato che abbiamo citato è stato pubblicato il primo gennaio 2020 da parte del Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso il “Report con dati strutturali Startup innovative – 4° trimestre 2019”.

Entrando nel merito, ciò che è stato enunciato ha mostrato un aumento di 272 startup innovative sul territorio nazionale. Un dato che dimostra come ben 272 idee innovative hanno avuto la possibilità di concretizzarsi, con una media aritmetica di 13,6 nuove imprese a regione italiana.

Ma in cosa consistono queste idee e di che settori parliamo? Parlando specificatamente per numeri, il 73,7% ha lo scopo di fornire servizi alle imprese come la produzione di software e la consulenza informatica, 2.153 o il 19,8% sono a prevalenza giovanile (under 35) e il 13,5% del totale (quindi 1.468) è a prevalenza femminile, ovvero organizzazioni in cui le quote e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne.

Se guardiamo la situazione da un punto di vista geografico, la Lombardia è la Regione da cui partono più di un quarto di tutte le startup italiane (26,9%), mentre solo la Provincia di Milano, con 2.075 società ospita quasi un quinto delle startup innovative italiane (circa il 19%), superando i numeri di qualsiasi regione d’Italia.

Spostandoci più in basso pur rimanendo nella “parte alta” della classifica, Roma è seconda con 1.110 startup innovative e al terzo posto troviamo Napoli con 423. Scorrendo qualche posizione si nota, inoltre, che molti poli d’innovazione siano nati nel corso degli ultimi anni anche in città con meno abitanti come Padova, Bergamo e Salerno.

Sicuramente, questi dati legati alla posizione geografica possono essere utili anche per capire quale regione scegliere se si ha l’ambizione di fondare una startup. Nel corso degli anni, infatti, tutte le startup più importanti si sono trovate ad avere a che fare con riflessioni che non si sono limitate al solo business plan, ma anche al potenziale regionale su cui basare la propria idea.

In base ai report disponibili, in ogni caso, si possono interpretare tre filosofie distinte in Italia che hanno contraddistinto lo sviluppo delle startup che hanno registrato più successo. Queste sono:

  • La scelta incondizionata di Milano (e quindi “l’andare sul sicuro” scegliendo la capitale economica e tecnologica come proprio quartier generale),
  • Quella di investire in grandi e promettenti città italiane come Bologna, Roma, Torino o Napoli,
  • E infine il coraggio di rimanere nel proprio rifugio, più famigliare ma comunque con un ottimo potenziale, contribuendo allo sviluppo anche dell’ambiente circostante. In questo caso sono note, come anticipato, le casistiche di Salerno, Bergamo o Padova. 

Oltre a questo concetto prettamente territoriale, si può confermare che le singole strategie nascano innanzitutto dalle aspettative di scale up delle realtà appena nate. Con scale-up si intende un processo attraverso il quale una startup ha raggiunto un fatturato o una raccolta totale da 100 milioni di dollari, divenendo abbastanza matura sia da un punto di vista finanziario che in termini di credibilità e struttura.

La realtà italiana dice anche che la maggior parte delle startup che hanno raggiunto un livello alto di scale up abbiano fondato la propria esistenza sull’approccio al digital, considerandolo il mezzo ideale per incutere affidabilità agli occhi degli investitori, che si sono sentiti più sicuri nel promuovere o accettare rischi d’impresa minori. Una specie di “circolo vizioso” che parte dal digitale e lo promuove allo stesso tempo.

Detto questo, essendo l’Italia un paese di grandi creativi, innovatori e ideatori, non è un caso che le startup siano in grande crescita soprattutto nel settore digitale. D’altra parte, questa crisi ci sta aiutando a capire la grande importanza della tecnologia e il potenziale del digitale nei confronti di settori ancora ad impronta tradizionale, che hanno appunto la necessità di essere guidati ad un nuovo cambio di paradigma. Ogni crisi può essere un’opportunità, certo, ma lo è solo se affrontata con gli strumenti giusti.

Le startup italiane più interessanti ai tempi del Coronavirus

immagine per l'articolo sulle startup

Ecco perché, proprio nel periodo che stiamo vivendo, è giusto fare menzione di tutte quelle realtà nazionali che stanno dimostrando che una nuova frontiera digitale esiste ed è la via giusta per pensare ad un nuovo modello di consumo.

Dallo shopping al food delivery, dall’e-learning all’ assistenza sanitaria: sono molti i modelli di business rivoluzionati in tutto il mondo da questi giorni di isolamento forzato dovuto al Coronavirus. Sono molte le società di nuova generazione che hanno le potenzialità per venire incontro alle nostre nuove necessità e ai servizi di pubblica utilità, e sono tutte circoscritte all’interno di un approccio digitale. 

Dei piccoli esempi possono essere

  • TogetherPrice.com, ovvero una piattaforma per la gestione delle condivisioni di servizi online in abbonamento (Netflix, Spotify ecc.),
  • Epicuramed.it , che permette di prenotare prestazioni assistenziali e sociosanitarie a domicilio,
  • MyFoody, l’applicazione che connette i supermercati con i consumatori con l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari grazie alla segnalazione automatica dei prodotti in scadenza,
  • Yakkyo.com , piattaforma destinata alla vendita di beni all’ingrosso come dispositivi di protezione individuale per ospedali, aziende e comuni.

Casistiche chiare di come la creatività digitale si possa unire perfettamente alla necessità, riuscendo ad intercettare anche i servizi quotidiani attraverso scelte diverse rispetto a quelle del passato. O addirittura stravolgendo l’approccio al presente, guardando ad un modello futuro e a lungo termine.

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