Piani editoriali, tutti i best practice per questo periodo

Programmare i piani editoriali, tra contenuti, sponsorizzate e strategie generali è sempre un’attività che dev’essere contestualizzata con il target di riferimento e il messaggio che il brand vuole lanciare. Ma cosa succede, quando proprio nel periodo di emergenza coronavirus, bisogna pianificare una tabella di contenuti?

Foto di quattro ragazzi che stanno programmando dei piani editoriali

Sicuramente, la comunicazione di crisi sta monopolizzando i media digitali e televisivi, dando poco spazio a tutto ciò che va al di fuori della normale amministrazione. In questo senso, tutta la digital advertising sembra avere poca forza di fronte all’onda di informazioni che riceviamo quotidianamente sui social relative a questa emergenza sanitaria ed economica.

Ecco che, proprio questo tipo di evoluzione comunicativa, può portare a comportamenti ed abitudini differenti da parte degli utenti (positivi o negativi che siano) ma che comunque si distanziano dalla loro normalità.

Comportamenti che, a tutti gli effetti, derivano dal panico generale, dalla psicosi collettiva, ma anche (perché no) dalla noia della quarantena e dall’ansia sociale.

Piani editoriali ai tempi dell’emergenza: come muoversi?

Forse è un quesito che dovremmo porci sempre, ma in questo periodo è importante capire cosa veicolare e cosa no, come farlo e perché farlo. Tutto ciò rappresenta, inevitabilmente, un’azione ricca di responsabilità perché i nostri contenuti andranno ad inserirsi nel grande pentolone dell’informazione web (che non è solo notizie e post di compagnie media), il quale può essere inteso anche come supporto diretto a tutte quelle persone che si trovano in quarantena e trovano nel web il primo vero svago della giornata.

immagine di un social media manager che lavora ai suoi piani editoriali

Ma come cambia il ruolo del social media manager e la programmazione dei piani editoriali? In primis, come accennato sopra, il livello di responsabilità e senso di comunità si alza e presuppone che i marketer diano preferenza a un determinato tipo di contenuti rispetto che ad altri.

Il primo step è quello della presa di coscienza e comprensione del problema. Senza una vera consapevolezza del periodo che stiamo attraversando, insomma, non si va da nessuna parte. Da questo, perciò, nasce l’esigenza di riflettere su tutti quei contenuti che possano contribuire ad una minore comunicazione di crisi e al contempo sensibilizzare su temi analoghi all’emergenza che si sta vivendo. Una sorta di contenuto che prenda in considerazione tutti gli aspetti etici, sociali ma anche psicologici di chi ci sta leggendo.

In questo senso, è importante capire cosa dire. Continuare a mantenere la relazione con utenti e clienti, inoltre, è un’attività assolutamente da tenere a mente. Detto questo, tuttavia, è corretto pensare ad una modifica dei propri piani editoriali (e non ad uno stravolgimento) con lo scopo di contestualizzare meglio i propri messaggi.

Un’altra domanda da porci è “Come posso essere utile ai miei utenti?”. Un interrogativo che porta la nostra comunicazione in un’unica direzione, ovvero quella della comprensione di un insieme di priorità che sono notevolmente cambiate. E, se le priorità delle persone sono cambiate, dobbiamo cambiare anche le nostre.

Una cosa è certa: questa emergenza sanitaria avrà un impatto forte sull’economia del paese e coinvolgerà soprattutto le piccole e medie imprese. I valori dei brand e delle imprese, però, non si possono distruggere in pochi mesi. E di conseguenza, se si mostra agli altri di essere un brand responsabile, “l’accoglienza” sarà sicuramente positiva.

Un aspetto sui cui lavorare è sicuramente, quindi, quello della brand reputation. Ma cosa deve dimostrare il brand di riferimento? Prima di tutto che è vicino ai suoi clienti nonostante tutto, prendendosi cura di loro, anche con piccole azioni e consigli utili.

Azioni e consigli che si rispecchiano, inevitabilmente, nel tone of voice che deve subire un cambiamento con l’obiettivo di rassicurare, accompagnare e contribuire a rendere più sereno lo stato d’animo del pubblico di riferimento.

I contenuti sponsorizzati: come comportarsi?

Anche i contenuti sponsorizzati e le promozioni diventano, contestualmente, un argomento scottante. Ecco perché è giusto pensare di cambiare non tanto i propri obiettivi di sponsorizzazione, ma il messaggio specifico di ogni post da condividere e sponsorizzare.

In questo caso, sarà fondamentale dare visibilità a contenuti che dimostrino vicinanza e sensibilità nel momento che stanno attraversando le persone. Parallelamente, però, è importante proseguire con la propria attività di follower e like acquisition per dare comunque centralità alla crescita del canale.

Quest’ultima va perseguita attraverso la distribuzione di messaggi delicati e pensati per determinati mindset inevitabilmente influenzati dalla singola situazione.

Per raggiungere questo obiettivo è giusto anche effettuare una revisione degli obiettivi di advertising per adeguarsi al periodo: no a sponsorizzazioni che spingano a visitare l’attività, per esempio.

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