Tutte le evoluzioni della subscription economy

Dopo un’inevitabile crescita, la subscription economy segna un nuovo periodo d’oro introducendo nel suo universo ulteriori frontiere che potrebbero influenzare ancora di più il mercato attuale.

Nel nostro più recente articolo riguardante la subscription economy,  vi avevamo raccontato come essa sia un modello che permette ai consumatori di acquistare dei servizi e prodotti o averne accesso attraverso l’abbonamento periodico a un servizio.

Un concetto che sta rivoluzionando la dimensione del consumatore e che si sta allargando a tutti i settori, non solo quello dell’intrattenimento e dell’editoria.

Ciò che salta all’occhio è, sicuramente, il numero in crescita per quanto riguarda l’approccio globale alla subscription economy. Secondo New Straits Times, infatti, i guadagni totali di questo tipo di servizio saliranno a 350 miliardi di dollari e si allargheranno nel settore dell’automotive e del publishing.

“Based on data, the subscription economy is on the road to become a major trend, according to industry researcher, Gartner, and about 75 percent of companies selling direct to consumers will offer subscription services in 2023”.

Subscription economy a RM2.2 trillion industry in 2020, New Straits Times

La situazione in Italia

La sensazione è che l’Italia sia ancora sotto la media dei top paesi UE in termini di offerte a sottoscrizione. Questo perché è soggetta a una normativa non sempre favorevole e compatibile con lo sviluppo di nuovi modelli di pricing, ma anche perché registra un tessuto economico fatto prevalentemente da aziende di dimensione medio-piccola e una presenza di canali distributivi tradizionali più radicata.

Allo stesso tempo, però, i segnali positivi non mancano. Basti pensare al settore dell’editoria, che sta reintroducendo il modello subscription dopo anni di contrazione, grazie ad una maggiore consapevolezza e all’utilizzo in chiave strategica delle opportunità aperte dallo sviluppo digitale.

Anche le eccellenze nazionali in ambito software si stanno muovendo positivamente, e risultano in linea con i trend di settore su scala globale. Infine, anche nel nostro paese il settore automotive ha registrato una propensione nei confronti di questi servizi. Addirittura, stiamo parlando di uno sviluppo perfino superiore a quella di altri Paesi europei comparabili. Unica pecca? L’offerta ancora in numero limitato.

La subscription economy: un inevitabile trend… e un treno da non perdere

Anche il mondo dell’auto si orienta sempre di più verso forme alternative al possesso, e quindi nuove forme di subscription economy.

In questo senso, sta diventando sempre più diffuso il trend della car subscritpion, una via di mezzo tra il già conosciuto noleggio a lungo termine e il car sharing che promette di rivoluzionare il rapporto tra auto e automobilisti. Un servizio guardato con interesse sia dai costruttori automobilistici – Volvo e FCA hanno già dei prodotti dedicati – e dalle multinazionali dell’e-commerce come Amazon.

La car subscription è, quindi, una vera e propria sintesi evoluta del noleggio a lungo termine. In pratica, questo servizio permette all’ utente di iscriversi e in cambio di un canone mensile ricevere la possibilità di scegliere non un unico veicolo da tenere rigidamente per la durata del contratto (caratteristica e limite del noleggio a lungo termine), ma più modelli da scegliere e cambiare a seconda delle esigenze del momento.

Pagando un abbonamento mensile, quindi, un utente potrà guidare una berlina compatta da utilizzare normalmente nella quotidianità, cambiarla temporaneamente in un SUV per la vacanza in montagna e con una cabrio da utilizzare nei mesi estivi.

Una nuova frontiera della mobilità resa possibile anche dalla connettività evoluta dei veicoli, in grado di gestire attraverso un’app dello smartphone le modalità di abbonamento e i cambi di auto.

Un esempio di car subscription: il CarCloud di FCA

Il CarCloud di FCA (operato dalla società Leasys) è un nuovo servizio con caratteristiche di questo tipo: si attiva su Amazon pagando una quota di ingresso, si seleziona una delle due offerte (una per la gamma 500 e una per la gamma Jeep), l’auto da guidare e il relativo canone di abbonamento.

Scegliendo l’offerta dedicata alla gamma 500 si può guidare una Fiat 500, 500X, 500L, 500L Wagon o 500L Cross pagando una quota di ingresso di 199 euro e un canone mensile di 249 euro, con la possibilità di cambiare il veicolo periodicamente tra uno di questi modelli senza alcun sovrapprezzo.

Se si sceglie la gamma Jeep lo stesso avviene con i modelli Renegade e Compass, in questo caso con un canone di ingresso di 249 euro e un canone mensile di 349 euro.

La conseguenza di questo nuovo capitolo? Lecito pensare che altri costruttori e case di automotive seguiranno l’esempio di Volvo e di FCA, e non è escluso che grandi player dell’e-commerce vogliano cimentarsi in tutte queste nuove forme di mobilità.

“È l’ora della subscription economy. A dirlo è Roland Berger, la più grande società di consulenza strategica di origini europee a livello internazionale. Mettendo l’accento su un vero e proprio cambio di paradigma: dall’economia di prodotto si sta passando all’economia di servizio, caratterizzata sempre più da modelli di business a lungo termine e volti a creare relazioni durature tra clienti e aziende”.

Ecco cosa ha riportato, invece, (in un articolo dello scorso luglio) il portale Giornale delle Pmi, che ha anche aggiunto come si stimi che nel corso di pochi anni l’80% avrà convertito il proprio business in logica subscription. Eccellente in tal senso l’esempio di Adobe, che è riuscita a trasformare la sua Creative Suite (che comprende ovviamente anche Photoshop) da un modello di acquisto one shot a un modello a sottoscrizione mensile/annua.

Negli Stati Uniti le cosiddette subscription driven companies crescono in media 5 volte più velocemente rispetto alle società dell’indice S&P500 (l’indice Standard and Poors che ingloba le 500 aziende con maggiore capitalizzazione). Un mercato che va a gonfie vele anche in Europa, dove il valore della subscription nel solo ambito B2C è stimato in 350 miliardi di euro (dati 2017) con l’85% della popolazione che utilizza già almeno un servizio su abbonamento.

Tra i settori più attivi in questo senso, ci sono le telecomunicazioni e le utilities, ma in prospettiva a crescere saranno anche education, trasporti, sport e retail.

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