Le più interessanti startup che stanno investendo nella lotta alla plastica

Matteo Shots.it

Matteo Mario

Oggi, 12 settembre, è la giornata mondiale senza sacchetti di plastica. Ormai, nella visione collettiva e nelle prossime normative europee, sarà sempre più una vera lotta aperta alla plastica.

lotta alla plastica

Nel mirino degli attivisti e dei nuovi obiettivi ambientali sono finiti principalmente gli imballaggi, che rappresentano la maggior parte della plastica che finisce in mare e sono difficilmente riciclabili anche dal punto di vista economico.

A ciò si aggiunge che, nonostante si sia alzata sensibilmente la consapevolezza sul tema, non esistono ancora soluzioni universalmente diffuse che sostituiscano i derivati del petrolio.

Per l’occasione, abbiamo raccolto le migliori startup che stanno investendo concretamente sulla sensibilizzazione della lotta alla plastica.

Lotta alla plastica: le iniziative più interessanti adottate dalle startup

Agar Plasticity – Giappone

Lotta alla plastica, Agar Plasticity

Agar Plasticity è un progetto che studia come l’Agar, un materiale gelatinoso ottenuto dalle alghe marine e quindi ecologico, possa essere utilizzato per il confezionamento dei prodotti, in alternativa alla plastica.

L’alga Agar è tradizionalmente utilizzata nella cucina giapponese o in campo scientifico in tutto il mondo. Venduta allo stato secco, Agar si presenta porosa, con una struttura leggera nonostante il volume. Avendo compreso le peculiarità intrinseche del materiale, il gruppo ha pensato al suo utilizzo come materiale da imballaggio.

“Le merci sono generalmente spedite avvolte in materiali plastici. Una volta aperte le confezioni, ben presto diventano rifiuti e sono raccolte per essere riciclate. Anticipando l’utilizzo efficace e sostenibile delle risorse naturali è diventato sempre più indispensabile trovare degli elementi sostitutivi biodegradabili. L’Agar viene estratto dalla bollitura di specifici tipi di alghe rosse e successivamente disidratato. In seguito può essere congelato, ottenendo una struttura malleabile, oppure pressato, per avere una struttura rigida. Dopo l’uso, i prodotti derivanti dall’Agar possono essere smaltiti in modo ecologico”.

Skipping Rocks Lab – Inghilterra

Skipping Rocks Lab, lotta alla plastica

Skipping Rocks Lab è una startup londinese che lavora per un futuro senza plastica: in particolare far scomparire del tutto il plastic packaging. Questo gruppo britannico ha pensato a un bottiglietta per l’acqua edibile, a forma di gigantesca goccia, ricoperta anch’essa da un’alga.

Paptic – Finlandia

Paptik, lotta alla plastica

Fondata nel 2015, Paptik è una startup scandinava che ha ideato tipologie di shopper e contenitori di un nuovo materiale a base di fibre di legno degradabile al 95%. Il gruppo sta cercando di passare in scala industriale grazie ai 2 milioni di finanziamento propinati dal programma europeo Horizon 2020.

Planeta Renewables – Italia

Planeta Renewables, lotta alla plastica

Planeta Renewables è una startup innovativa attiva nel settore della bioeconomia che punta alla produzione di energia pulita e ad impatto zero. Nello specifico, per evitare l’uso competitor di una materia alimentare come il granturco alla base dei sacchetti compostabili oggi in uso, l’organizzazione propone il miscanto come materia prima, come è già solito fare Inghilterra.

Il miscanto è un’erba che cresce su terreni incolti, e la tecnologia per produrre plastica da esso è la stessa in uso per il mais. Quindi, la startup, che è fresca di fondazione da parte di universitari e attualmente possiede oltre 1.400 tonnellate di biomassa procacciata grazie ad autofinanziamenti, sta cercando un acquirente che voglia sperimentarla

Packtin – Italia

Packtin, lotta alla plastica

Packtin è la startup “spin off” dell’università di Modena e Reggio Emilia. Questa organizzazione propone l’utilizzo di scarti alimentari come le bucce della frutta o della verdura per essere “scomposti” con lo scopo di estrapolare vitamine, zuccheri e oli essenziali destinati all’industria alimentare. Allo stesso tempo, le fibre re-ingegnerizzate possono diventare polimeri plastici biodegradabili e compostabili per il packaging.

Mogu -Italia

Mogu, lotta alla plastica

Startup fondata a Varese nel 2015, Mogu ha raccolto 2 milioni di euro di fondi europei e crea biopolimeri partendo dai funghi. In questo momento i suoi materiali sono dedicati a creare prodotti d’interior design, come la pannellistica per parete o pavimento. Parallelamente, la startup sta sviluppando materiali flessibili che possono andare in sostituzione della pelle per il settore fashion.

Seads – Italia

Seads, lotta alla plastica

Installare delle barriere nei dieci fiumi più inquinati al mondo per impedire che trasportino rifiuti plastici fino agli oceani. È l’idea ambiziosa di Seads, una startup italiana che è già alle prese per posizionare le prime barriere nel fiume Ciliwung, a Giacarta.

Il fondatore della start up si chiama Fabio Dalmonte, è romagnolo e ha una grande predisposizione alle tematiche ambientali. Durante un master in gestione rifiuti presso la University of West of Scotland, nel corso di un periodo trascorso a Giacarta in collaborazione con la University of Indonesia, ha pensato di realizzare delle barriere che consentano di raccogliere e avviare a riciclo quasi il 100% delle materie plastiche trasportate dalla corrente dei fiumi, bloccandole all’origine prima che si disperdano nel mare.

Le barriere progettate saranno galleggianti, rigide e resistenti a sufficienza da poter essere considerate una soluzione definitiva.

BlockCycle – Australia

BlockCycle, lotta alla plastica

BlockCycle, startup australiana con sede a Sidney, utilizza i dati verificati e immutabili registrati sulla blockchain per aiutare le aziende a essere sostenibili, trasparenti e affidabili. Attraverso le informazioni messe a disposizione da BlockCycle, quindi, i consumatori possono ricostruire tutta la catena produttiva di un’azienda. In questo modo, si favorisce la gestione sostenibile e trasparente delle risorse, dando maggior credito alle attività impegnate nell’Economia Circolare.

Emersum – Italia

Emersum, lotta alla plastica

Fondata a Como, Emersum è una startup che ha creato il primo bikini in plastica riciclata. Il materiale utilizzato è il PET, polietilene tereftalato o polietilentereftalato, utilizzato comunemente per le bottiglie di acqua minerale che troviamo in commercio.

L’idea di Emersum è di creare una microfibra derivante dal filo riciclato di PET. Da questo tessuto innovativo e sostenibile, la startup ha creato poi una linea di costumi da bagno Made in Italy. Emersum ha creato anche delle partnership con associazioni, pescatori, volontari e appassionati di immersioni per raccogliere tutti i rifiuti in plastica che emergono dal mare.

Loliware – Stati Uniti

Loliware, lotta alla plastica

Startup newyorkese, Loliware  ha creato la prima cannuccia commestibile e “ipercompostabile”, che si decompone cioè nel giro di appena 60 giorni.

La cannuccia, denominata Lolistraw, è composta principalmente da un’alga, a cui sono aggiunti aromi e sostanze nutritive. Inoltre, è economica: secondo quanto riferiscono dalla startup: “Per una grande azienda sostituire anche solo il 10% delle cannucce tradizionali con le nostre consente un risparmio di milioni di dollari”.

Lolistraw è stata lanciata con una campagna di crowdfunding su kickstarter che ha raccolto quasi 50mila dollari, con donazioni da parte di più di mille sottoscrittori. Di recente, la startup ha stretto una collaborazione con Pernord Ricard USA, azienda del settore beverage, titolare di marchi del calibro di Absolut Vodka, Ballantine’s, Havana Club e Ramazzotti.

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