Tra copyright, tecnologia e blockchain: la vera storia di Pepe

Avatar provvisorio e-commerce Valeria Miscioscia

Alessandro Bocchio

La rana più popolare del web, Pepe the frog, ha una storia tanto controversa quanto unica. Nasce nel 2006 per mano del disegnatore Matt Furie, personaggio del fumetto “Boy’s Club”. Un’immagine che probabilmente sarebbe rimasta anonima se non fosse stato per internet e i social network, in particolare i siti 4chan e Myspace, che attorno al 2010 hanno visto per la prima volta la pubblicazione del corpo antropomorfo di questa rana, che nel giro di poche settimane è diventata virale rimbalzando tra un portale e l’altro e assumendo sembianze e significati ben lontani dall’idea originale dell’autore.

La rana, in arte Pepe e dal marcato colore verde con le sue caratteristiche labbra rosse e palpebre a mezz’asta, passa dall’espressione positiva Feels good man in Boy’s Club a vero simbolo politico, con i sostenitori dell’estrema destra americana che la fanno loro, portandola ad essere icona di schernimento ed “odio” razziale. Gli utenti l’hanno fatta girare a lungo, persino le celebrità l’hanno condivisa senza sapere esattamente cosa fosse, chi l’avesse creata e chi la stesse sfruttando. Persino Zara ci è cascata, utilizzando quell’immagine su una gonna, prontamente ritirata per la presenza della rana verde dalle labbra rosse, ormai associata a qualunque altro simbolo d’odio, quasi fosse una svastica o il logo del KKK.

Immagine Trump e Pepe the frog Blockchain

Pepe ha avuto una vera e propria crisi d’identità digitale, rapita al suo autore, il quale ha drammaticamente assistito a quello che non si sarebbe mai immaginato. Non solo l’utilizzo senza autorizzazione di un disegno di cui ne possiede tutti i diritti ma il vero e proprio cambiamento del suo significato positivo. In quella terra virtuale di nessuno, dove gli utenti usano un gergo digitale tutto loro che solo chi frequenta può pienamente capire, Il preludio del dark web, uno spazio “libero” dove ci si esprime senza filtro, volutamente nascosto dai colossi del web: Facebook, Google ecc. ecc.

Il povero Matt dopo aver iniziato una battaglia legale senza precedenti per tipologia di contenuto, si è arreso, perchè le responsabilità non sono imputabili ai portali dove Pepe è stato pubblicato senza tregua e gli utenti sono inattaccabili. Da qui è stato creato un caso che farà ancora parlare in futuro, perché non stiamo parlando di risentimenti e dispiaceri per aver travisato un personaggio di un fumetto, qui si sta parlando di violazione dei diritti d’autore, quel famoso copyright di cui abbiamo sempre sentito parlare e che magari abbiamo letto sotto qualche immagine sul web ma a cui non abbiamo mai dato peso.

Non rimaneva che una soluzione: Furie, preso dallo sconforto per aver perso questa battaglia, ha sancito la fine di Pepe celebrando nel maggio del 2017 il suo funerale, con lo scopo di liberare la sua creatura da ogni interpretazione politica e religiosa. Una battagli persa che fa pensare ad un argomento che la società moderna non ha ancora propriamente affrontato. Il web come luogo di comunicazione, scambio di informazioni, idee, è tutelato? E se lo è, chi farà valere i nostri diritti? Il web non ha un confine geografico, non ha un padrone e non ha delle leggi scritte, se non quelle locali dei vari stati, che non potranno mai essere attuate in un panorama di condivisione globale.

Ma in realtà una soluzione c’è e c’era anche per Pepe e Matt: si chiama Blockchain, e qualcuno ha realmente provato a salvare Pepe attraverso essa. Verso la fine del 2016 è nato, infatti, RAREPEPE, sistema di carte digitali collezionabili che utilizza la tecnologia della blockchain, in particolare quella del bitcoin, per rendere un’immagine nel web unica, un concetto difficile da intuire ma in realtà molto semplice.

Una community operante in questo nuovo settore tecnologico ha cercato di spiegare a Matt e al mondo del web che esiste un modo per tutelare tutto ciò che pubblichiamo, senza possibilità di errore.  RAREPEPE è una pagina web in blockchain dove tutti gli utilizzatori di questo meme possono pubblicare in forma “certificata” per natura della tecnologia stessa la propria versione di pepe e chiunque ne voglia possedere una copia sarà costretto ad acquistarla. La domanda spontanea che sorge è: ma non posso fare click con il tasto destro e salvare con nome? Si, nessuno potrà mai impedirvelo, ma non potrete mai dimostrare di possederne i diritti.

Se nel lontano 2006 Matt l’avesse saputo, probabilmente Pepe the frog (nella sua versione originale) sarebbe ancora “viva”.

Immagine di sfondo del sito Rare Pepe

Share your thoughts