Fashion business e influencer marketing: cosa sta cambiando

Matteo Shots.it

Matteo Mario

Moda dad style, sostenibilità, logomania, 90’s – 00’s, sport luxe, creatività: sono solo alcune delle tendenze di fashion business evidenziate dal report Year in Fashion 2018 stilato da Lyst, piattaforma globale dedicata a migliaia di brand internazionali. 100 milioni di ricerche online, dati di vendita, parole chiave, pagine e menzioni per oltre 5 milioni di prodotti moda e 12.000 e-commerce monomarca e multibrand. Quest’anno Instagram è cresciuto ancora di più ed è diventato misura di successo del brand, soprattutto se si vanno ad analizzare gli aspetti grafici utilizzati per esempio in ambito streetwear. Alcuni dei trend di moda analizzati ci sono i Top Fashion Influencer, i Top Insta Brand e i loghi più ricercati.

Si, perchè il logo è uno dei grandi cavalli di ritorno di quest’epoca. Un vero e proprio revival estetico che richiama a quella grandezza personalizzata tanto amata negli anni 90 (un ritorno nel fashion business l’avevamo anticipato qui) e 2000.

Il ritorno dei loghi

Da molto tempo a questa parte il logo era stato sinonimo di stile demodè e eccessiva presenza del brand sul capo indossato. Uno stile più minimal e prudente aveva sostituito l’orgoglio di avere un marchio tatuato sul petto o sulla manica, come una vera etichetta di successo. Ora, però, la logomania sembra essere tornata: e non stiamo parlando solo di brand come Supreme o Nike, ma di tante altre case importanti. Chanel, Louis Vuitton, Kappa, Versace, Gucci, Fendi, Prada, Champion: tanti loghi che fino a cinque anni fa denotavano uno stile kitch, ora ti tengono sul pezzo.

Immagine di una modella con felpa Champion, fashion business

La potenza crescente dei social media ha sicuramente aiutato questo processo, capace di ricollocare l’attenzione sul dettaglio centrale piuttosto che periferico. Ora, sembrerà un concetto particolarmente complicato, ma non è così. La forza di un feed Instagram (almeno per quanto riguarda il fashion) sarà sempre nella suo “prestigio centrale”, ovvero il messaggio diretto che vuole trasmettere a chi lo visualizza. Un logo sfoggiato e orgogliosamente al centro dell’attenzione ha reso tutto più semplice e, perchè no, convertibile in meme. Ed è proprio questo il punto: più la comunicazione si fa semplice e diretta, più è convertibile nella realtà di tutti i giorni. Coinvolgimento, storytelling, logo protagonista. La libertà dell’utente è quella che viene dopo. Liberta di acquisto, di accessibilità totale non tanto al prodotto, ma al logo come trasmettitore di un messaggio universale. Se non avete compreso a pieno questo meccanismo, andate su un qualsiasi feed di fashion influencer e controllate. Gli stessi che vi descriveremo ora.

Fashion influencer

Nel grande pentolone di fashion influencer, sicuramente la famiglia Kardashian continua a dettare legge nel mondo del fashion business. Le social star Kilye e Kim sono in vetta alla classifica delle personalità più influenti del 2018. Le ricerche di bikini gialli (sfoggiati dalle Kardashian), per esempio, hanno subito un’impennata dell’81% dopo che Kylie Jenner ha pubblicato una foto su Instagram in cui ne indossava uno. Altre personalità con un grande impatto sul fashion business sono le new entry reali: Meghan Markle (il suo royal wedding ha fatto schizzare del 184% le ricerche di abiti Givenchy), e Kate Middleton (le ricerche relative a Jenny Packham sono quasi triplicate quando la Duchessa mostrò a tutti il principe Louis indossando un abito rosso della stilista di Southampton). Non rimangono sicuramente fuori Fedez e Chiara Ferragni: l’abito Dior indossato da Chiara Ferragni al suo matrimonio ha causato un +45% nelle ricerche di capi simili. La fashion blogger è l’unica italiana nella top 10 restando in un umile settimo posto e superando celebrities del calibro di Rihanna e Blake Lively.

Green fashion e top brands

Immagine store dall'alto, fashion business

Molti brand hanno posto l’attenzione su materiali e tecniche di produzione più ecologici. Lyst ha registrato quest’anno un aumento del 47%  nelle ricerche di parole chiave legate alla sostenibilità. Una moda “green” che rischia seriamente di prendere ancora più piede nel 2019 dopo la sensibilizzazione sul tema rispetto dell’ambiente nel fashion business.

“È stato l’anno del revival per tanti brand – basti pensare a Fendi, Versace e Prada adesso di nuovo in campo – ma è stato importante anche per la domanda dei marchi contemporanei Ganni, Réalisation Par e Staud, adesso diventata globale. Dadcore, ugly sneakers e meme hanno dominato lo stile per i prodotti bestseller che hanno generato le ricerche nel corso dell’anno. Nel frattempo, le più umili sneakers bianche hanno penetrato il mercato popolando ogni fascia di prezzo. Top IT Bag più desiderate sono quelle dalle influenze streetwear, con dettagli di design e stile più insolito, passando da borse-marsupio a modello con forme triangolari”.  Lyst, Year in Fashion 2018

Tante considerazioni, diverse ricerche collegate: un anno di cambiamenti quasi radicali, che probabilmente sfoceranno in risultati definitivi e ancora più confermati per l’anno 2019.

“La rivoluzione digitale ha influenzato radicalmente il fashion business e il modo in cui si fa shopping e il forte impatto che i social media hanno sui consumatori e sui brand non deve essere sottovalutato”. Ha commentato Chris Morton, founder e CEO di Lyst, sottolineando come la piattaforma abbia tenuto conto dell’andamento di un social media come Instagram per quanto concerne l’anno 2018.

Top brand

Non a caso, Supreme è considerato il top brand del momento. Altri loghi presenti nella top 10 sono Gucci (con il successo raggiunto dalla classica cintura logo), Off White (con la sua cintura più “industrial”) e Fendi (che i collant monogram di Kim Kardashian ha contribuito a far schizzare le vendite al dettaglio). Il 2018 è stato anche l’anno di Attico, brand italiano che con le sue creazioni sofisticate ha conquistato lo star system e conquistato il terzo posto in classifica. Dati confermati dalle ultime ricerche su Lyst nel periodo che va da gennaio a novembre 2018: +57%.

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