Clubhouse si aggiorna: più community e meno sperimentazioni

Clubhouse sembra essere ancora l’app del momento. Nonostante le evoluzioni, che nell’era digitale sono frequenti e repentine, quasi quotidiane, la celebre creatura di Paul Davison e Rohan Seth lanciata nel 2020 da Exploration Co. è ancora sulla cresta dell’onda ma allo stesso tempo in rampa di lancio.

immagine di un IPhone su Clubhouse

Ecco perché, come possiamo aver constatato anche in altri casi, l’app è passata da una fase di “luna di miele” con iscrizioni di massa e eventi documentati day by day, anche da parte di CEO importanti del digitale, a una specie di stabilizzazione.

Stabilizzazione fisiologica, sia chiaro, ma come si evolverà la piattaforma quando comprenderà il suo potenziale e i giusti mezzi per raggiungerlo? Un lavoro che fanno tutti i social media, chi più e chi meno, ma che sta alla base del successo o del fallimento di ogni singolo investimento da parte delle grandi compagnie di sviluppo.

Quando sei sulla cresta dell’onda, però, hai inevitabilmente una grande credibilità ma al contempo inizi a farti tanti rivali che vogliono provare a raggiungere il tuo livello di visibilità. E questo non accade solo per le piccole realtà, ma anche quelle più grandi: Facebook, per esempio, secondo il New York Times starebbe pensando ad una piattaforma per concorrere con la forza di Clubhouse.

Mike Isaac del NY Times, infatti, ha spiegato di recente che Facebook potrebbe essere in una fase di sviluppo e creazione di un prodotto di chat audio simile a Clubhouse, con il primario obiettivo di espandersi in nuove forme di comunicazione.

“Clubhouse ha guadagnato interesse per consentire alle persone di riunirsi in chat room audio per parlare di vari argomenti. Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, si è interessato ai moduli di comunicazione audio, hanno detto le persone a conoscenza della questione, ed è apparso domenica nell’app Clubhouse per parlare di realtà aumentata e virtuale”.

Mike Isaac, New York Times

Clubhouse screen

Ecco perché, da quello che filtra da fonti statunitensi, i dirigenti di Facebook avrebbero chiesto ai dipendenti di creare un prodotto simile, con un nome in codice ancora non disponibile.

Perciò, come era già successo in numerosi altri casi, Facebook torna a impadronirsi delle idee più forti: la piattaforma ha infatti una storia di “irruzione” (come la chiama lo stesso Isaac) nelle nuove tecnologie e inseguimento di diversi mezzi che hanno attratto gli utenti, soprattutto se quel pubblico è giovaneZuckerberg ha infatti acquistato Instagram, WhatsApp e Oculus quando ancora erano tutte piccole start-up. Coincidenze? No.

Clubhouse, fondata come abbiamo anticipato prima lo scorso anno, ha guadagnato popolarità tra l’élite della Silicon Valley come app privata per iPhone solo su invito. L’app è comunque in versione beta, elemento che rappresenta ancora un ostacolo al suo sviluppo completo. Questo significa infatti che è ancora in una fase di test prima di un ampio rilascio, testimonianza del fatto che manchi ancora tempo per vedere una versione davvero definitiva del prodotto.

Questo però non ha fermato Facebook che, anzi, vuole provare a fermare in tempo il successo di un’app che nel 2020 ha generato milioni di dollari di giro d’affari e si trova in cima alle classifiche dell’App Store in paesi come Germania, Italia, Giappone e Turchia. In una recente riunione interna, inoltre, si dice che Davison e Seth abbiano annunciato che Clubhouse registra ben due milioni di utenti settimanali.

Dati che hanno portato anche diverse celebrità (ma anche i CEO più importanti e noti del mondo come Mark Cuban e Elon Musk) ad approdare su Clubhouse con l’obiettivo di promuovere i propri progetti.

Gli investitori, che ovviamente hanno notato questo successo, hanno raccolto oltre 100 milioni di dollari nel mese di gennaio con una valutazione di 1 miliardo di dollari, secondo le stime di PitchBook.

Ma come sta cambiando, nel dettaglio, Clubhouse? Sicuramente, quello che si sta registrando a livello di operatori è che si stia andando verso una situazione di attesa e stabilità. Non di stallo, sia chiaro, ma semplicemente di definizione sempre più precisa del target e delle modalità.

Molti avevano, nei giorni scorsi, commentato questa fase con una “morte” (simbolicamente parlando) dell’app: un’ipotesi forse troppo avventata, visto che dall’innamoramento iniziale alla stabilità degli user più fedeli il passo è sempre veloce. Fase è semplicemente finita l’onda degli sperimentatori, hanno commentato invece altri, teoria più verosimile. Adesso si costruiscono le community, rimangono gli utenti fidelizzati, nasce la vera Clubhouse. E questo succede con tutte le app, audio o non audio che siano.

Nel frattempo, però, sono arrivate anche nuove polemiche nei confronti dell’app: di recente infatti un utente sarebbe riuscito a sottrarre le conversazioni audio di chat multiple, per condividerle in tempo reale su siti esterni.

Una notizia che ha fatto arrabbiare gli utenti, visto che si tratta di un vero e proprio caso di data breach, una divulgazione non autorizzata delle conversazioni audio tra gli iscritti su un sito terzo. Il social del momento è infatti incentrato su interazioni vocali che avvengono esclusivamente in diretta all’interno di stanze virtuali, le cosiddette Room, senza lasciare registrazioni archiviate. Proprio per questo, è percepito come ambiente sicuro, percezione rafforzata anche dalle modalità di registrazione, effettuabile solo su invito di un amico già iscritto.

Clubhouse ha risposto, comunicando di aver individuato e cacciato in modo permanente l’utente, specificando che registrare o condividere senza il permesso dei partecipanti è una violazione dei termini e delle condizioni dell’app. Condizioni che, per ora, il servizio non è però in grado di far rispettare. Una portavoce dell’azienda ha confermato a BBC l’implementazione di misure di protezione aggiuntive, senza però fornire ulteriori dettagli.

L’episodio è stato fonte di dibattito anche sui social, pronto a sostenere che i dati dagli utenti non fossero a rischio. Al dibattito, indirettamente, avevano partecipato anche gli studiosi dello Stanford University’s Internet Observatory (SIO), i quali avevano reso note alcune perplessità sull’affidabilità del servizio in termini di privacy. Tra queste, per esempio, gli importanti timori che i file audio potessero finire nelle mani del governo cinese.

foto di Shanghai

Molte operazioni di backend di Clubhouse, fra le quali l’elaborazione del traffico dati, sono gestite infatti da Agora, una start-up cinese con sedi a Shanghai e San Francisco. Le preoccupazioni riguardano soprattutto gli utenti cinesi, la cui attività online è sotto costante monitoraggio da parte delle autorità di Pechino. Contattata da Bloomberg, l’azienda non ha rilasciato dichiarazioni sui protocolli seguiti e ha specificato che, in generale, non “conserva o condivide informazioni utili all’identificazione personale”.

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