Cinque interessanti documentari da vedere questo novembre

Stare un po’ più a casa ci darà la possibilità, ancora una volta e per chi potrà, di nutrire la mente con contenuti ispirazionali o creativi. Tutto questo lo si può trovare nei documentari, in particolare nelle docuserie e docufilm, che usciranno nelle prossime settimane.

foto di una scena di uno dei documentari da vedere
foto di una delle locandine dei documentari da vedere

Ma quali sono i titoli che più paiono interessanti e che potrete vedere in questo lungo mese di novembre? 

Di seguito vi lasciamo alcuni consigli, per l’esattezza cinque titoli da vedere assolutamente nel prossimo novembre su tutte le piattaforme digitali.

Ovviamente, argomenti e temi dei titoli presentati si riferiscono tutti al mondo del digital e del web, con un meritato spazio anche all’arte e a tutto il settore della creatività. 

Cinque documentari da vedere in questo novembre: Non c’è bisogno di presentazioni con David Letterman, la nuova stagione – Netflix

copertina di uno dei documentari di David Letterman

Il nuovo show Netflix di David Letterman è giunto alla sua terza stagione e gli ospiti del talk sono 4 figure importanti del panorama show-biz statunitense: Kim Kardashian, Robert Downey Jr., Lizzo e Dave Chapelle.

Intervallato da momenti di chiacchierate intime a casa degli ospiti, Letterman ripercorre ancora una volta la loro vita e propone 50 minuti di segreti artistici e retroscena divertenti.

Curiosità: nel 2018, a due anni e mezzo dalla sua ultima apparizione televisiva, Letterman si è riproposto al pubblico esibendo una lunga barba fuori controllo e affermando: «Mi chiamo David Letterman, ho condotto un programma per un bel po’ di tempo, poi mi hanno licenziato. Ora sono tornato su Netflix, che non so bene cosa sia, ma è una roba che aumenta le emissioni nocive dentro casa». 

Meno risate ed ironia questa volta, forse più attenzione all’umanità degli ospiti e al loro vero e proprio percorso creativo: dalle lacrime di Kim Kardashian all’esperienza in prigione di Robert Downey Jr, gli ospiti della terza stagione raccontano se stessi con meno divertimento ma più sincerità: dimostrazione che la creatività è soprattutto verità e non solo immagine.

High Score – Netflix

foto di una locandina di uno dei documentari da vedere (High Score)

High Score è una docuserie in sei episodi da non perdere: narrata da Charles Martinet, creata da France Costrel e diretta da William Acks, Sam LaCroix, France Costrel, Melissa Wood, racconta, con un montaggio serrato e bellissime grafiche anni 80’ rivisitate, la nascita e l’evoluzione storico-sociale dei videogiochi. Un racconto di pionieri dimenticati della creatività tecnologica e digitale che hanno avuto il merito di costruire un’industria che ora domina il mercato globale.

High Score non è adatto solo a chi é appassionato di videogiochi, ma anche a chi si intende di arte e grafica e vuole scoprire un mondo nuovo e “di nicchia” come poteva esserlo fino a decenni fa quello del gaming. Ma anche a chi guarda il medium con sospetto o diffidenza, perché la serie si concentra sull’aspetto tecnico e creativo conferendo anche alla storia uno spaccato storico e sociale.

Sound City – Amazon Prime Video

locandina di uno dei documentari Sound City

Sound City è un film documentario prodotto e diretto da Dave Grohl che narra la storia dello studio di registrazione Sound City di Van Nuys, a Los Angeles.

La bellezza di questo docufilm è che, oltre ad essere stato creato da uno dei musicisti più importanti della nostra epoca, racconta la musica come forza sociale e storica ma soprattutto mostra come la creatività musicale sia qualcosa che va oltre le mura di uno studio di registrazione.

Situato nella San Fernando Valley, in mezzo a file di magazzini fatiscenti, il Sound City ha ospitato, in più di quarant’anni di attività, artisti come Kyuss, Red Hot Chili Peppers, Fleetwood Mac, Neil Young, Rick Springfield, Tom Petty, Rage Against the Machine, Slipknot che hanno registrato e prodotto, nelle sale dello studio, alcuni tra i più rilevanti e innovativi dischi della storia della musica rock.

Studio 54 – Sky

foto di una locandina di uno dei documentari Studio 54

Stessa menzione la merita Studio 54, documentario di Sky Arte che propone il racconto di uno dei locali più importanti della scena anni ’70 newyorkese. Scritta e diretta dal giornalista e regista Matt Tyrnauer, la pellicola descrive le vicende del leggendario Studio 54 di New York, club fondato negli anni Settanta da Jan Schrager e Steve Rubell, dove si davano appuntamento artisti del calibro di Andy Warhol, Michael Jackson e Mick Jagger.

All’indomani della guerra in Vietnam e degli scandali del Watergate che avevano travolto l’America, il desiderio collettivo era quello di tornare a divertirsi e New York fu investita dalla disco music. Iniziava da qui la storia di due ragazzi ambiziosi, cresciuti nella periferia di Brooklyn, e da un vecchio teatro della CBS sulla 54esima strada, preso in affitto nel 1977 e convertito nel più esclusivo nightclub di Manhattan.

Accanto alle immagini di repertorio e alle preziose interviste, Tyrnauer ha raccolto materiali unici da decine di archivi privati. Le immagini di Elton John, Divine, Truman Capote, Andy Warhol si alternano alle parole di Nile Rodgers e Bob Colacello. Anche la colonna sonora ricorda i capolavori dell’epoca, come You Make Me Feel (Mighty Real) di Sylvester.

Abstract, the art of design – Netflix

Creata da Scott Dadich, ex caporedattore di Wired America, la prima stagione della serie Netflix dedicata al design ha visto la partecipazione di creativi che vanno dall’architetto danese Bjarke Ingels alla designer d’interni Ilse Crawford alla graphic designer Paula Scher. La seconda stagione, invece, ha una nuova lineup con sei episodi che parlano del design come macrocategoria, declinata in tematiche più complesse come l’architettura, la cinematografia, la sostenibilità e la cultura.

Stiamo parlando di un titolo diverso da quelli che vi abbiamo proposto sopra, ma soprattutto perché indaga una disciplina specifica (il design, appunto) dando risalto alle sue figure principali e a ciò che i punti di vista creativi e tecnici possono trasmettere ad un settore che forse rappresenta il più delle volte un movimento piuttosto che una vera e propria professione.

Per esempio, senza spoilerare troppo, ogni episodio di Abstract: The Art of Design si concentra su un designer diverso e il primo è dedicato all’artista danese-islandese Olafur Eliasson. Tra i protagonisti del panorama artistico internazionale, è molto seguito e amato proprio per il suo impegno in ambito sociale. Climate change e global warming sono tra i temi che ispirano le sue opere.

Gli altri creativi coinvolti sono la costume designer Ruth E. Carter (vincitrice del miglior costume agli Oscar 2019 con Black Phanter), la designer di giocattoli Cas Holman, e infine l’ex responsabile della pagina Instagram @design e ora responsabile di Instagram Giappone Ian Spalter.

Il secondo episodio, invece, è dedicato alla bio-architettura e la portavoce del tema è l’architetta e designer Neri Oxman: donna di grande ingegno e creatività, con una cattedra universitaria al MIT Media Lab e opere d’arte esposte al MoMa, al Centre Pompidou, e in altre importanti gallerie e musei internazionali.

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