Il digitale in Italia non è ancora una cosa seria

Il digitale in Italia sembra non essere ancora ciò che dovrebbe. Ritardi nell’innovazione, prudenza e cultura sono i principali fattori che rendono l’Italia indietro rispetto agli altri paesi europei, appunto in merito alla digital transformation. 

Altro tema importante è quello del digital divide, situazione che aumenta le probabilità di nuove diseguaglianze sociali e e geografiche. Di questo ed altro ha parlato il Report annuale dell’Istat, che ha mostrato un’Italia in posizioni defilate rispetto all’innovazione in atto in atto in Europa.

Anche l’indice europeo DESI (The Digital Economy and Society Index) si “è pronunciato” a riguardo, presentando un quadro abbastanza negativo riguardo all’accessibilità digitale nel nostro paese.

L’Italia ha anche l’aggravante, secondo le stime, di uno stallo “recidivo” dal punto di vista delle performance digitali monitorate negli Stati membri fin dalla pubblicazione del primo report nel 2015.

Il DESI colloca l’Italia, che ha perso delle posizioni dall’anno scorso, all’ultimo posto della sua classifica, con un livello di alfabetismo digitale importante. Il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno delle competenze digitali di base (rispetto al 58% nell’UE) e il 22% dispone di competenze digitali superiori ai fondamentali (rispetto al 33% nell’UE).

Come anticipato prima anche lo stesso Istat, nelle sue ricerche, certifica tra le principali criticità nostrane anche il divario digitale diffuso a “macchia di leopardo” nel nostro paese. Questa situazione porta inevitabilmente con sé effetti negativi destinati a incrementare le diseguaglianze sociali esistenti, cittadini che accedono al digitale quotidianamente e i cosiddetti “esclusi digitali”. Altro dato interessante è che il 20% delle persone non risulta utente web, contro l’11% della media europea.

Meno del 40% delle famiglie include una persona con competenze digitali elevate, mentre soltanto il 25,2% delle famiglie ha competenze digitali di base. Infine, sono il 33% le famiglie con almeno un componente con competenze basse.

Il nostro Paese, nel frattempo, é passato dal 24esimo posto del 2018 al 37esimo posto sul fronte e-government, soprattutto a causa di una bassa partecipazione rispetto alle innovazioni digitali.

Oltre a queste lacune, il Rapporto Istat racconta che durante il periodo di emergenza Covid-19 le famiglie che si sono trovate completamente sprovviste di persone con competenze digitali sono 6 milioni e 175 mila (il 24,2%)”, in particolare i nuclei familiari costituiti da soli anziani e persone con un basso titolo di studio.

grafico sul digital in Italia

Per quanto riguarda il digital divide, invece, si delinea un importante gap digitale tra Nord e Sud del Paese, dal momento che la percentuale di famiglie in cui nessun componente usa internet tocca è quasi del 30% al Sud e nei comuni fino a 2.000 abitanti.

grafico sul digital in Italia

Altri dati, però, sono interessanti in merito all’evoluzione digitale nel nostro paese e nel nostro sistema aziendale e produttivo: circa tre quarti delle imprese con almeno dieci addetti sono impegnate in investimenti digitali (il 77,5%), ma soltanto il 3,8% è nella fase di “maturità”, caratterizzata da un utilizzo integrato delle tecnologie disponibili. Questo è ciò che raccontano i dati Istat del censimento permanente delle imprese, riferiti al periodo 2016-2018. Dati che vengono confermati, indicativamente, anche nel biennio successivo.

Le imprese digitalmente mature, pur essendo solo tre su cento, contano per il 16,8% di addetti e il 22,7% di valore aggiunto. La loro presenza è decisamente più elevata nel Nord-ovest (4,7%, ecco il digital divide di cui si parlava), tra le imprese con oltre 500 addetti (23%) e nell’industria (5,2%). Tutto ciò è stato, probabilmente, la conseguenza dei numerosi incentivi alla digitalizzazione resi disponibili a livello statale e regionale nel corso degli ultimi cinque anni.

“La maggior parte delle imprese utilizza ancora “un numero limitato di tecnologie, dando priorità agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali e, necessariamente, cyber-security) e lasciando eventualmente a una fase successiva l’adozione di tecnologie applicative”.

Rapporto Istat

Ecco perché è proprio l’agenda politica a doversi aggiornare ancora e tornare a discutere riguardo alle nuove frontiere del digitale, soprattutto per rilanciare l’Italia in un nuovo panorama europeo e internazionale che viaggia ad una velocità nettamente superiore. Con questo non significa che debba essere scelta la digitalizzazione in tutto e per tutto, ma che possano essere fatti investimenti mirati e importanti per quanto riguarda l’accessibilità ai digital Device, il restringimento del digital divide tra nord e sud e l’aumento del livello culturale per quanto riguarda l’innovazione.

Condividi la tua opinione