Milton Glaser, stile e semplicità del designer newyorchese

Matteo Shots.it

Matteo Mario

Lo scorso 26 giugno ci ha lasciato Milton Glaser, designer e illustratore di New York ritenuto tra i maggiori grafici dell’età contemporanea.

Le sue opere divennero celebri e furono i simboli di intere generazioni: il logo I Love New York del 1976, il suo poster di Bob Dylan del 1966 (che vendette oltre 6 milioni di copie diventando una vera e propria icona della gioventù anni sessanta e settanta), ma anche il logo DC Bullet utilizzato dalla DC Comics dal ’77 al 2005 e i lavori per L’Espresso, The Washington Post e Fortune.

poster di Bob Dylan di Milton Glaser

Caratterizzato da uno stile semplice e immediato, l’elemento di originalità è presenti in tutti i suoi progetti grafici, che spaziano dai manifesti ai logotipi, dalle cinghie per raccogliere libri alle cover di album musicali, ma anche dall’ambito pubblicitario e editoriale.

Primo piano di Milton Glaser

Cresciuto didatticamente alla Cooper Union di New York, Glaser si trasferì in Italia nel 1951 per studiare all’Accademia di Belle Arti di Bologna grazie a una borsa di studio. Dopo aver avuto la possibilità di affiancarsi al maestro Giorgio Morandi, tornò negli Stati Uniti nel 1954 e fondò il consorzio Push Pin Studios, occupando il ruolo di presidente e dirigendo lo studio con i colleghi Seymour Chwast e Edward Sorel. Allo studio collaborarono alcuni tra i più dotati grafici dell’epoca, provenienti anche loro dalla Cooper Union, come Paul Davis, John Alcorn e James McMullan.

Nel 1968, Glaser e l’amico Clay Felker fondarono il New York Magazine, dove Glaser fu presidente e direttore del design fino al 1977. La pubblicazione divenne il modello per le riviste cittadine e stimolò numerosissime imitazioni.

foto dello studio di Milton Glaser Push Pin Studios

I creativi di Push Pin Studios, due anni dopo, organizzarono anche Push Pin Style, una grande collettiva svoltasi nel 1970 con il supporto di Olivetti al Museo parigino del Louvre. Nello stesso anno, Glaser fu anche collaboratore per l’azienda italiana creando un suo celebre manifesto.

Nel 1974, invece, fondò il Milton Glaser Inc., dove da lì in poi sviluppò ancor di più la sua già vasta mole di progetti, a partire dal design del suo New York Magazine, la nota e gigante pittura murale negli Edifici Federali nel 1974 (New Federal Office Building) a Indianapolis, il parco di divertimento Sesame Place in Pennsylvania e la grafica dei ristoranti al World Trade Center

Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1976, nel 1983 fondò il WEMG, uno studio grafico specializzato nell’editoria che lo portò, come anticipato prima, a lavorare per testate come L’Espresso e il WPM.

Non è tanto, però, la sua carriera a parlare per lui ma soprattutto lo stile immediato con cui ha rappresentato una generazione. Le opere di Milton Glaser, infatti, ebbero un enorme impatto sull’illustrazione contemporanea e il moderno design. Furono numerosi anche i premi vinti e i riconoscimenti ottenuti dal newyorchese da parte di prestigiosi istituti come l’Art Directors Clubs, American Institute of Graphic Arts, Society of Illustrators e Type Directors Club.

Le sue opere, poi, sono esposte in molti musei del mondo come il Museum of Modern Art di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Museo d’Israele di Gerusalemme, al Musée de l’Affiche di Parigi.

Ma è proprio a New York che il designer si costruì la sua identità, una dimensione nata in una famiglia di genitori da una parte ungheresi e dall’altra ebrei. Un melting pot già dagli albori, che lo ha portato a frequentare anche gli ambienti politici di una Grande Mela fatta di percezioni creative e didattica sociale. Cresciuto in un condominio chiamato “United Workers Cooperative Colony”, il giovane Glaser ricevette fin da subito, come tutti gli altri suoi coetanei, un’educazione alla cultura che pochi possono permettersi di vivere fin dall’infanzia.

«Senza essere troppo esibizionisti, il carattere di New York è così intrinsecamente ebraico. Quell’attitudine verso la vita, verso il cibo, verso la musica, verso la ricerca intellettuale»

Milton Glaser

Questa sua identità creativa e politica influenzò anche il suo periodo in Italia, dove negli anni Settanta collaborò con Campari Soda e con, appunto, Olivetti, realizzando una serie di manifesti pubblicitari di grande successo. Famosi sono anche i materiali promozionali per le città di Rimini, Positano e per il Carnevale di Venezia.

Campari by Milton Glaser
Olivetti by Milton Glaser

L’arte di Milton Glaser, però, non si ferma solo all’ambito pubblicitario: molto celebri sono, per esempio, le grafiche per la campagna di Barack Obama del 2008 e la copertina della serie Mad Men. L’inconfondibile HOPE e il primo piano, di spalle, di un riflessivo John Hamm aka Don Draper.

Mad Men Milton Glaser
Mad Men Milton Glaser

In ogni caso, la Milton Glaser Inc. produsse lavori che appartengono a una vasta gamma di discipline di design, nell’ambito della grafica stampata, programmi di identità per scopi di marketing aziendali e istituzionali tra cui loghi, articoli di cancelleria, brochure, segnaletica e relazioni annuali. Nel campo della progettazione ambientale e degli interni, l’azienda ha concettualizzato e supervisionato in loco anche la fabbricazione di numerosi prodotti, mostre, interni ed esterni di ristoranti, centri commerciali, supermercati, hotel e altri ambienti commerciali e al dettaglio.

C’è anche, infine, la parte didattica nel suo lungo percorso: dall’inizio della sua carriera, Milton fu un membro attivo di varie comunità didattica e creative: insegnante e membro del consiglio di amministrazione della School of Visual Arts di New York dal 1961 e membro del Consiglio di amministrazione della sua storica Cooper Union. Fu affiliato con l’International Design Conference di Aspen dal 1972 (di cui fu anche presidente dal 1990 al 1991) e l’American Institute of Graphic Arts, dove fu vicepresidente e co-presidente della Convention nazionale del 1989.

lavoro di Milton Glaser

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