Viaggio tra le installazioni del Burning Man, il festival di Black Rock City

Baratto, donazioni, niente smartphone, videocamere o macchine fotografiche, ma soprattutto installazioni creative, eventi e clima ostile: questo è il Burning Man.  

Burning Man

Il Burning Man è un festival di otto giorni che si svolge ogni anno dal 1991 (dal 1986 al 1990 fu svolto a Baker Beach, San Francisco) a Black Rock City, una città che vive solo alcuni giorni e situata nel Deserto di Black Rock nello Stato del Nevada, a circa 150 km a nord-est della città di Reno.

Ogni partecipante del Burning Man, solitamente, porta con sè attrezzatura da campeggio, generatori di elettricità, cibo e acqua per la propria sopravvivenza e le uniche cose in vendita nella città sono ghiaccio e caffè. Le uniche forme ammesse di passaggio di proprietà di beni, cibo ed acqua? Il baratto e il dono.

A Black Rock City i cellulari non funzionano e tutte le macchine fotografiche e videocamere devono essere registrate all’arrivo in città. Durante il “soggiorno” si possono verificare alcune tempeste di sabbia improvvise, mentre di giorno le temperature superano i 40 °C e la notte possono abbassarsi notevolmente. Per questo motivo, la maggior parte degli eventi si svolge dopo il tramonto.

Perchè “Burning Man”?

“È qui che, in occasione del solstizio d’estate del 1986, l’artista americano Larry Harvey si fa aiutare dall’amico Jerry James nell’issare tra le dune una sagoma umanoide alta otto piedi (circa due metri e mezzo), interamente in legno. Questa era stata costruita dai due, a mano, in una cantina di San Francisco appena un paio di giorni prima, e venne data alle fiamme per un suggestivo spettacolo che ebbe come spettatori Larry, Jerry e il loro gruppo di amici, non più di una ventina di persone. Unico documento dell’epoca rimane la tesi di Joe Fenton, amico di vecchia data di Larry che parla di una sagoma femminile a sembianza della ex ragazza di Harvey. Una storia facile da mandare giù, ma che Larry non confermò mai pubblicamente. Fatto sta che l’iniziativa dell’artista piacque molto ai presenti, che pensarono di replicarla l’anno successivo. Nell’87 la sagoma era alta quasi il doppio – quindici piedi – e stavolta erano più chiare le sembianze maschili. Il pubblico contava circa ottanta persone e lo spettacolo si replicò tra lo stupore e la suggestione dei presenti. […] Nel 1988, la tradizione dell’uomo in legno che brucia su Baker Beach era diventato un appuntamento da replicare ad ogni costo. Così venne costruito un Burning Man (è la prima volta che compare questa denominazione) ancor più alto e per la prima volta l’attrazione venne pubblicizzata con locandine, flyer e passaparola. L’obiettivo era coinvolgere gente in più rispetto alla cerchia di amici che da due anni assisteva allo spettacolo: parteciparono circa duecento persone. Pare che la polizia locale venne a conoscenza delle intenzioni del gruppo, e furono necessari alcuni chiarimenti con le autorità per dimostrare che l’evento fosse assolutamente innocuo. Il 1988 viene ricordato negli annali di Burning Man come l’anno in cui la manifestazione venne scoperta dalla Cacophony Society. “Cacofonico” è qualcosa che suona male, poco familiare, fuori dai regolari schemi uditivi della grammatica. La Cacophony Society si presentava come un raduno di spiriti liberi, estranei alla concezione moderna e mainstream del vivere in società e desiderosi di una comunità diversa, libera e dadaista. Sorge nel 1986 su iniziativa dello statunitense Michel Mikel, che a due anni dalla fondazione scopre questo strano evento artistico sulle sponde di Baker Beach. Se ne innamora, e decide di renderlo un evento annuale organizzato al minuzioso dettaglio”.

Ecco l’inizio di tutto. Dopo diverse disavventure e contrasti con le autorità, nel 1991 arriva la musica. Uno degli organizzatori, John Law, ha l’intuizione di costruire installazione luminose al neon per permettere ai viandanti di trovare facilmente il sito dell’evento ed evitare di morire tra i promontori. 

Da quel momento, prendono parte duecentocinquanta burners, riuniti nel rogo di uomo in legno alto quaranta piedi. Tra loro si forma una comunità artistica, anche se l’arte nel 1991 non è ancora cuore pulsante di Burning Man.

Il 1991 è anche l’anno della prima licenza ufficiale concessa dal Nevada agli organizzatori per lo svolgimento dell’evento. Da lì in poi, è un tutto un tornado di eventi e novità che porteranno il Burning Man a ciò che è ora. Non un rave, neanche un semplice e ordinario festival, nè una “comunità ideologica”. Un raduno di gente libera e lontana dai riflettori della civiltà. Un luogo in cui è possibile assistere al tramonto accompagnati da arte e musica elettronica, condividendo l’esperienza con esseri umani uniti da rispetto reciproco e per l’ambiente circostante.

Il festival della follia creativa e la fiducia nel prossimo

Burning Man sunset

Musica, fiducia nel prossimo, amore per la natura e spensieratezza. Oltre a questo, però, l’aspetto creativo non manca affatto. Anzi, l’arte e le creazioni artificiali sono parte integrante dell’evento, che ospita opere di qualsiasi forma e tipologia.

Ogni anno, infatti, il festival si riempie di particolari installazioni che lo rendono ancora più unico nel suo genere. Una vera e propria atmosfera alla “Mad Max” che strega qualsiasi persona che decida di partecipare all’evento. L’edizione del 2019 è dedicata alla natura e le sue trasformazioni.

“This year’s theme is a celebration of change, and an exploration of uncertainty. as such it invites a consideration of time; not its circular nature, or its attendant ritual, but in this case the relentless flight of time’s arrow, and an embrace of the elusive now. memory is fickle, and the future is uncertain. none of us knows what he or she will become, but we can seek to understand where we are at this point in our transformative trajectory, this fleeting chord on the strings of existence”.

Installazione Burning Man
Installazione Burning Man
Burning Man installazione

“Transformation happens whether we believe in it or not; but if we have learned anything in our burning man experience it is that we do have a say in our own futures, that agency is ours if we choose to pursue it. while we may never know the ultimate outcome, there is a shared belief that our dreams matter, and that together and as individuals we have the power to shape our own stories and transform ourselves in positive ways”. 

Burning Man Official Website

Installazione Burning Man
Installazioni Burning Man
Installazione Burning Man

Per questa edizione, particolare menzione la merita l’artista inglese John Marx ha dato vita ad un’installazione per celebrare la donna e la sua forza.

Installazione John Marx Burning Man

Questo gigantesco totem consiste di una struttura piramidale con intagli a forma di stelle che rievocano la volta celeste.

Installazione di John Marx al Burning Man

Dagli angoli di questa piramide escono pannelli intagliati in forme vorticose, chiaro richiamo al cosmo. La suggestione di quest’opera è data soprattutto dal gioco di proiezioni esterne, ottenute quando illuminata dall’interno.

Ecco il film in 4k che racconta la scorsa edizione (2018). Quella attuale è iniziata il 25 agosto e terminerà il 3 settembre.

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