Essere Stefan Sagmeister

Matteo Shots.it

Matteo Mario

Stefan Sagmeister è uno dei più importanti graphic designer contemporanei. Noto soprattutto per i suoi manifesti (AIGA) e per le sue copertine di dischi (Lou Reed, David Byrne, Talking Heads, Rolling Stones, Aerosmith, Pat Metheny), Sagmeister ha raggiunto il successo per le sue posizioni provocatorie e produzioni fuori dagli schemi classici.

Personalità eclettica, rock e provocatrice, il designer austriaco ha costruito la sua carriera sul proprio corpo e sulle sfumature che esso può avere nel contesto in cui si trova. Non solo, perchè nelle sue produzioni Sagmeister lancia provocazioni carnali e simboliche ai contesti in cui lui stesso stava lavorando in quel momento.

Nel 1987, dopo alcune esperienze universitarie, ottiene un master al Pratt Institute di New York. È in questo periodo che emerge l’umorismo che caratterizzerà molti dei suoi lavori successivi.

Il suo primo lavoro consiste nel curare la propria immagine. Nasce così il marchio della Sagmeister Inc., una “S” cerchiata contenuta in una custodia di acrilico: esternamente è possibile vedere solo il marchio, mentre quando si estrae il biglietto è possibile leggere le generalità. L’idea dei livelli correlati tra loro è stata poi ripresa da Sagmeister in molti dei suoi lavori successivi.

Negli anni che seguono segue vari clienti, dalla catena di negozi di jeans del fratello in Austria fino al Museo Guggenheim e alla Time Warner.
Tuttavia le opere che lo rendono celebre sono costituite dalle copertine dei cd e dai manifesti.

In questo senso, tra i suoi più celebri lavori troviamo la grafica per l’album Mountains of Madness di H. P. Zinker (dove attraverso la plastica rossa del CD è possibile intravedere il volto tranquillo di un signore, ma una volta estratto il libretto si scopre che la copertina interna non è quella che sembra e lo stesso signore è ritratto mentre grida), una collaborazione con David Byrne dei Talking Heads (per il quale ha realizzato la copertina di Feelings), ma soprattutto il lavoro con Lou Reed, con il quale realizza la copertina dell’album Set the Twilight Reeling.

In questo caso, dalla plastica blu semitrasparente del CD si intravede il primo piano del cantante, ma una volta estratto il libretto si scopre che il volto emana raggi da un occhio e la copertina è gialla e verde.

Creativo dall’animo punk, una vera rock star del graphic design, nel 1996 Sagmeister comincia a lavorare per l’American Institute of Graphic Arts.

Nel primo manifesto del suo lavoro sono fotografate due lingue in erezione l’una di fronte all’altra (“Fresh Dialogue”): anche in questo caso l’ambiguità dell’opera sarà motivo di polemiche. Nel secondo, del 1997, sono raffigurati dei polli decapitati che corrono nella prateria all’imbrunire (“But, Hurry!”).
Il lavoro più celebre, però, divenuto icona della grafica del decennio, lo realizza nel 1999.

Il manifesto, relativo ad un ciclo di conferenze al campus universitario di Cranbrook nei pressi di Detroit, lo autoritrae nudo con le scritte incise sulla pelle con un coltello.

Quest’opera è riconducibile ad un’ estetica punk e ricorda l’autolesionismo di Sid Vicious. Il manifesto doveva simboleggiare la sofferenza che si deve patire prima di poter partorire un progetto.

Su questo manifesto è possibile leggere la frase Lo stile è una scorreggia, che rappresenta il pensiero grafico di Sagmeister: da un lato è orientato a privilegiare i contenuti a scapito della forma; dall’altro, nonostante sia sicuro che un concetto può essere espresso in varie forme, sceglierà sempre quella meno eufemistica.

Questa provocazione è da contestualizzare nel dibattito “Big Idea vs Style” particolarmente attivo negli anni ’90.

La produzione successiva è guidata da un pensiero unico, quello di “Toccare con il design il cuore di qualcuno”. In questo senso decide di limitare il suo operato a determinate aree come design per cause sociali, design per artisti, design per la musica e corporate design. 

Creazione di Stefan Sagmeister

Particolarmente interessanti sono i suoi tentativi di risolvere in maniera creativa progetti a basso costo. Nel 2003 realizza per una brochure della Fashion designer Anni Kuan soluzioni grafiche a partire da bruciature di ferro da stiro. Sempre nel 2003, realizza per Adobe un manifesto relativo ai Design Achievement Awards componendo con duemilacinquecento coppette di carta per il caffè un mosaico raffigurante un’enorme coppa, fotografando il tutto da dieci metri d’altezza.

Una vita tra design, arte e rock ‘n’ roll quella di Stefan Sagmeister, arrivata tre anni fa ad un punto focale: il documentario The Happy Film.

Presentato al Tribeca Film Festival nel 2016, The Happy Film racconta la vita privata del designer attraverso gli occhi della comune quotidianità di New York. 

Su consiglio di uno psicologo, Sagmeister sperimenta tre diverse vie per la felicità: la meditazione, la terapia e le droghe. E mostrando al pubblico ogni aspetto della sua vita privata ed emotiva, non tralascia di raccontare gli effetti indesiderati di questa ricerca folle e disperata.

“Designer Stefan Sagmeister lives in the the city of his dreams, creating work for the Rolling Stones and Jay-Z. Yet, he suspects there must be more to life. Turning himself into a design project, he attempts to change his personality to become a better person. Things don’t go as planned”.

Artista, esibizionista, rockstar: Sagmeister ha avuto il merito di unire l’arte al progesso, rendendo una complementare all’altra. La creatività per trasmettere un messaggio, non fine a sé stesso, che potesse provocare un presente tanto vendibile quanto fastidioso e immobile. 

Le sue opere non sono facilmente descrivibili, in quanto non rientrano in un genere definito, né in uno stile preciso se non quello eclettico della sua radicale creatività.

Il suo è un mix di installazioni, opere interattive e di design grafico, video, performance e tutto ciò che, nel momento, può servigli per rendere le sue idee. Nel caso di The Happy Show, dopo anni a provocare e mostrare la sua anima rock ‘n’ roll, Sagmeister ci mostra il suo messaggio di felicità e ricerca di positività nella vita.  

Un artista che ha saputo cambiarsi e cambiare il mondo intorno a lui, dai primi studi di ingegneria alle sue prime grafiche di Vienna, dai manifesti in chiave punk per il gruppo teatrale Schauspielhaus ai poster per il Nickelsdorf Jazz Festival nei suoi anni di leva militare, dalle illustrazioni in salsa cantonese durante il suo periodo ad Hong Kong per Leo Burnett e i 4As Advertising Awards (per le quali molte agenzie boicottarono la manifestazione e inviarono numerose lettere di protesta).

Tra i suoi riconoscimenti, Stefan Sagmeister annovera anche la vittoria di un Grammy Award (Best Boxed or Special Limited Edition Package) per la copertina della raccolta Once In A Life Time dei Talking Heads, dimostrazione di come la sua arte abbia travalicato i confini del settore di competenza, entrando con prepotenza nella dimensione discografica ma anche nella più comune cultura popolare.

Il suo approccio visivo, gli artwork visionari, il lettering rivoluzionario e il suo stile unico superano i contenuti e i concetti trasmessi. Ed è curioso pensare che l’autore di Style = Fart faccia proprio dello stile il suo cavallo di battaglia.

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