Obiettivo: la lampada che si alimenta con la povertà del mondo

Matteo Shots.it

Matteo Mario

Tra il 16 e 19 maggio si è svolto ad Ancona l’Art+B=Love(?), il festival che ospita una vera e propria bottega della sperimentazione tra arte, impresa, centri di ricerca e innovazione.

Immagine della lampada Obiettivo

Nello scenario della Mole Vanvitelliana di Ancona, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico hanno inventato Obiettivo, un’opera che ha lo scopo di avviare un processo di riappropriazione dei dati digitali che produciamo quotidianamente.

Tra paradossi della nostra epoca e immensa mole di dati che abbiamo a disposizione, Obiettivo (una lampada) si presenta come un’installazione datapoietica che alimenta la propria luce in real time attraverso l’afflusso costante dei dati riguardanti la povertà estrema nel mondo.

Questi dati, sono raccolti da fonti globali quali UNDP, Worldbank, OECD, World Poverty Clock. La particolarità di questa installazione è che, essendo una lampada, non si spegnerà finchè tutti gli esseri umani usciranno dalla fascia estrema di povertà.

Abbiamo già parlato di big data. Leggi anche:  “L’importanza dei big data e la loro evoluzione nel mercato attuale”

Il meccanismo di Obiettivo è semplice: ogni variazione di intensità delle luci a led, poste alla base delle piastre di plexiglass che compongono l’opera, segnala quando una persona è uscita dalla povertà.

Secondo gli autori dell’opera, Obiettivo è un oggetto datapoietico. Ma cosa significa?

La Datapoiesis è un neologismo che rappresenta il frutto della fusione tra il mondo dei dati, che è in costante espansione, e quello dei processi di creazione. I dati, in questo senso, vanno a costruire qualcosa che prima non esisteva. 

La lampada Obiettivo è una delle tante opere che rientrano nel progetto DataPoiesis realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo nell’ambito del Bando ORA! Produzioni di Cultura Contemporanea e a cura di Sineglossa, il duo artistico AOS (Iaconesi/Persico, ovvero i due autori della lampada), PlusValue, ICONA, e il centro di ricerca HER – Human Ecosystems Relazioni.

L’obiettivo di questo team è quello di creare nuovi oggetti d’arte e di design collegati a fonti di dati.

Sempre secondo i due autori, Obiettivo si pone come prima opera di un percorso che vuole consentire al suo proprietario di e al pubblico di “affrontare individualmente e come società le grandi questioni del pianeta: ambientali, economiche, sociali, psicologiche”.

In questa trasmissione di informazioni racchiuse nei dati si cela il paradosso della nostra epoca. Tutti noi produciamo costantemente dati, tra posizioni geografiche e like sui social network, tra retargeting e centri di ricerca, tra le banche dati nazionali e i dati sulla povertà appunto.

Tutti questi dati, però, ci vengono sottratti e “spariscono” nel senso che vengono raggruppati in banche dati per poi essere presentati in progetti e slide durante reunion e conference call.

Tutti i dati che produciamo ci vengono sottratti e in un certo senso nascosti: è così che l’uomo appare completamente distaccato dai dati che produce.

Ma qual è la risposta a tutto questo? Secondo Iaconesi e Persico, c’è la necessità di riconoscere che:

“la possibilità di comprendere e agire il mondo dipende dalla possibilità di comprendere e agire le enormi quantità di dati che il pianeta genera, e dalla nostra capacità di portare questa comprensione nello spazio pubblico e nella vita di tutti i giorni.”

L’idea dei due autori è, quindi, quella di riappropiarsi dei dati che sono stati sottratti a chi li ha effettivamente prodotti. Noi uomini, con le nostre abitudini e scelte, abbiamo creato una mole di dati che non ci appartiene più.

Il vuoto lasciato dai dati si riempie, così, con oggetti e opere di design che li rappresentino di nuovo in oggetti concreti. Qualcosa appare dove, fino a quel momento, non sarebbe dovuto esserci nulla.

“Si tratta di un nuovo modello per interpretare il mondo e immaginare futuri che ora non riusciamo ancora ad ipotizzare”.

Immagine della lampada Obiettivo

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