La blockchain e i diritti d’autore: tutto quello che c’è da sapere

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Serena Federici

L’industria musicale è un settore in costante trasformazione. Le innovazioni sono continue, la tecnologia l’ha invasa sotto ogni punto di vista e include nella sua evoluzione ogni figura che ne fa parte. Dall’artista, al pubblico, dagli autori, ai musicisti fino alle case discografiche e ai supporti utilizzati che nell’apparire cancellano quello precedente. Ogni novità ha cercato di migliorarla per rendere il business ottimale da tutte le prospettive perfezionando i difetti e arricchendo il settore con nuove idee e funzionalità. Il sempre maggiore utilizzo del web ha però creato un problema non indifferente a tutta la discografia mondiale, generando diverse situazioni di crisi e aumentando esponenzialmente con l’esplosione dei social network. La situazione era diventata insostenibile, le case discografiche non si permettevano contratti se non con i grandi big della musica e risolvevano aumentando i prezzi dei dischi creando un loop che non dava via d’uscita.

La blockchain e i diritti d’autore nel mercato discografico: una rivoluzione digitale

Fino all’accordo con le grandi piattaforme web. Se in un primo momento la guerra alla pirateria fu totale (ricordiamo la battaglia con Napster attraverso svariate azioni legali) le major iniziarono ad intuire il futuro individuandolo nel mercato digitale. Intrapresero quindi la strada della collaborazione, sia con il mondo di internet che con quello della TV e dei talent. Questo portò a nuove possibilità, dall’acquisto diretto del brano prescelto, di poterlo fare nell’immediato da un enorme catalogo e ad un prezzo impensabile sugli altri supporti. A quel punto la storia del mercato discografico cambiò. Il loop fu interrotto e l’industria musicale uscì dal momento buio. A dimostrarlo i dati dell’International Federation of the Phonographic Industry (IFPI) che evidenziano quanto il business sia tornato in crescita dal 2015. Un cambiamento epocale, le major oggi hanno artisti più solidi e hanno la possibilità di dedicare tempo e risorse alla scena indie, sempre più popolata da giovani emergenti.

Foto del concerto di Calcutta a Roma, immagine inerente al discorso della blockchain e diritti d'autore

Lo sfruttamento generale degli autori è un problema da quando l’industria discografica esiste ed oggi, con il mondo digitale, è ancor più esasperato. Lo streaming ad ora rappresenta il 38,4% dei ricavi totali dell’industria discografica (il 45% in Italia) ma come vengono distribuiti i guadagni? Secondo Medium, che riporta un esempio di Spotify la ripartizione è questa: con 10 dollari d’abbonamento, 3 $ sono della piattaforma, 7 $ sono per le royalties alle case discografiche e all’artista rimangono 0,0044 $… Questo per ovvi motivi penalizza la creatività in sé dando più importanza a tutta la macchina intermediaria che all’arte stessa. La disparità tra le royalties pagate “al resto” rispetto a quelle destinate agli autori necessita di un equilibrio, in un contesto dove la tecnologia corre molto più veloce delle leggi. Una strada che si sta sviluppando per cercare di dare valore al lavoro artistico e musicale è legata alle criptovalute a alla tecnologia blockchain. Insomma, la blockchain e i diritti d’autore. (se volete sapere altro del nostro filone, leggete qui e qui)

La blockchain permette di poter gestire miliardi di transazioni, miliardi di pagamenti contemporaneamente, proprio come richiede l’industria discografica mondiale.

Essendo crittografata e decentralizzata dà la possibilità di condividere le informazioni solo con determinate figure nello stesso momento e con possibilità di aggiungere informazioni a seconda del settore d’appartenenza e d’utilizzo. In questo modo si possono remunerare correttamente tutti gli attori coinvolti in quanto ogni dato non può essere cancellato ed ogni utente può essere identificato. L’immodificabilità potrebbe essere la soluzione per gestire il copyright ed alcuni artisti si stanno muovendo proprio in questa direzione. La cantautrice simbolo della “rivoluzione dei diritti” è Imogen Heap, artista inglese electro-pop che sta trasferendo la sua musica su un sistema di blockchain cercando di proteggere la propria creatività e creando accordi di licenza ad hoc per poter usufruire di ogni servizio pagando direttamente il reale proprietario intellettuale. La cantante sta anche collaborando nello sviluppo di Ujomusic, start up che intende liberalizzare la musica fondandosi appunto sulla tecnologia blockchain.

La blockchain e i diritti d’autore: e l’artista?

Questa rivoluzione riuscirebbe a trasformare l’artista da anello debole a padrone totale della propria arte mettendolo in condizione di controllare la distribuzione della propria opera e il pagamento dei diritti. Di fondamentale importanza anche il rapporto con i fans, sostenitori viscerali dell’arte del proprio idolo sono sempre ben lieti di aiutarli nel loro percorso artistico e molto più disposti a spendere sapendo che i loro soldi arrivano direttamente all’artista piuttosto che alle case discografiche. Da questo punto di vista merita una citazione anche una nuova app: Bittunes, una piattaforma in cui dove chi acquista, viene ripagato con bitcoin in caso di condivisione con gli altri blocchi del sistema. Il cambiamento è iniziato, ora è necessaria un’azione legislativa per garantire che le leggi sulla responsabilità del copyright siano applicate correttamente e coerentemente.

Immagine di un boiler room generica utile per parlare de la blockchain e i diritti d'autore

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